Razzismo USA ieri e oggi

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(di Mauro della Porta Raffo) Viene – tra mille altre cose – accusato Donald Trump di essere “razzista”.
Ribatte, esagerando ma con un riferimento storico più che corretto, di essere “inferiore solo a Lincoln” nell’azione a favore dei neri.
(Occorre qui ripetere che Abramo Lincoln era repubblicano?
Altroché!)
Orbene, il fatto che da oramai molti decenni, se non quasi un secolo, la gente, la pubblica opinione, praticamente per ogni dove, ritenga i repubblicani USA se non razzisti certamente avversi alle minoranze etniche, neri in prima fila, e, per contro, i democratici assolutamente favorevoli ai loro diritti è per molti versi stupefacente.
È uno dei più chiari esempi di contraffazione storica e una implacabile dimostrazione della capacità del ‘narrato’ di prevalere sul reale.
Della volgare ‘narrazione’ sulla nobiltà dei ‘fatti’.
Brutalmente semplificando (e rinviando ai miei scritti infinitamente più articolati) come si deve trattando in una ‘breve’ di un tema vastissimo, appunto i ‘fatti’.
1) Il partito repubblicano nasce nel 1854 avendo come primo (e quasi unico) punto in programma la abolizione dello schiavismo sostenuto a spada tratta – nel Sud ovviamente, ma non solo – dal partito democratico.
2) È il primo Presidente repubblicano (repubblicano!) Abraham Lincoln ad operare, al costo della Guerra di Secessione, perché il predetto schiavismo venga sconfitto.
3) Gli Emendamenti costituzionali che provvedono ad introdurre nella Carta fondamentale le disposizioni che escludono ogni impedimento al voto e alla emancipazione dei neri sono proposti, votati e ratificati da maggioranze repubblicane che prevalgono sconfiggendo le forti resistenze democratiche.
4) Passati gli anni del dopo Guerra di Secessione, i democratici, tornati a governare il Sud, usano ogni mezzo giuridico e sociale per mantenere i neri in uno stato di minorità che assume la duratura (fino agli anni Settanta del Novecento!) forma del segregazionismo.
5) È la Corte Suprema presieduta dal repubblicano Earl Warren a dettare tutte le aperture liberal degli anni Cinquanta e Sessanta che consentono ai neri la possibile emancipazione e minano alla base il sistema segregazionista voluto ed applicato dai democratici.
6) È il Presidente repubblicano Dwight Eisenhower che invia niente meno che la Guardia Nazionale a Sud perché le determinazioni della predetta Corte abbiano attuazione.
7) È il Presidente repubblicano George Walker Bush a nominare il primo nero (Colin Powell) Segretario di Stato.
Sarà il medesimo G. W. a collocare nello stesso ambito ruolo la prima donna nera (Condoleezza Rice).
Si ricordi che fino alla loro Convention del 1936 (!!!) i democratici assegnavano la nomination a chi avesse raggiunto una maggioranza qualificata dei due terzi dei delegati la qual cosa consegnava al Sud un vero e proprio potere di veto.
Veniva in sostanza candidato l’uomo politico che garantiva il mantenimento dello status quo in relazione ai negati diritti delle minoranze e un conseguente programma elettorale.
È pur vero che con Franklin Delano Roosevelt e il suo New Deal qualcosa si muove.
Ma è in verità solo con il da loro messo in secondo piano Lyndon Johnson – straordinario Presidente a questi riguardi, per quanto democratico verrebbe da dire – che finalmente (dal 1964, e quanta acqua è passata sotto i ponti) i democratici operano concretamente per le indispensabili ulteriori aperture.
È comunque talmente potente la narrazione che rappresenta i democratici quali non sono se non di recente e di rincorsa stati a proposito della lotta contro il razzismo che i neri americani stessi votano in larghissima misura per loro.
Non tutti, a ben guardare.
Non tutti, perché i neri di più alta educazione e cultura emergono tra i repubblicani.
Un’ultima doverosa precisazione in merito a Barack Obama, il primo Presidente di colore.
Presentato come ‘Afroamericano’ non lo era affatto se per tale si intenda (come doveroso) un nero USA discendente da schiavi.
Era ed è invece un ‘Kenyan American’ di etnia Luo.
La sua ascesa ed elezione può essere in effetti vista e correttamente valutata come una vera operazione razzista che puntava su quel tipo di razzismo molto spesso inconsapevole che porta non pochi a votare per una persona non per le sue capacità ma per il colore della sua pelle.
Qualcosa di analogo i democratici stanno tentando con Kamala Harris, presentata come ‘Afroamericana’ senza che assolutamente lo sia.
Certo, i tempi cambiano ma la Storia non può essere cancellata.
Certo, i tempi cambiano ma, guardando anche agli anni più recenti, quali mai davvero significanti provvedimenti hanno preso i democratici per i neri?

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