L’Arabia Saudita lancia il superfondo da duemila miliardi di dollari

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Sul mercato poco meno del 5% del colosso petrolifero Aramco. Il piano del principe ereditario Mohammad bin Salman «Vision 2030» per ridurre la dipendenza dal greggio

Mohammad bin SalmanAdattarsi alla stagione del greggio a prezzi bassi: l’Arabia Saudita collocherà in Borsa circa il 5% del colosso petrolifero di Stato Aramco e si doterà di un fondo sovrano da 2 mila miliardi di dollari, il più grande al mondo (due volte e mezza quello norvegese, al momento il maggiore). Il vice principe ereditario Mohammad bin Salman Al Saud, spiegando il piano «Vision 2030» approvato ieri dal Consiglio dei ministri dell’Arabia Saudita, ha assicurato che il Paese «potrà vivere senza il petrolio a partire dal 2020».
Riad ha messo a punto una road map per diversificare nei prossimi quindici anni la propria economia, che dipende per oltre il 70% dal greggio e che negli ultimi due anni ha subito un contraccolpo a causa del crollo del prezzo, mettendo in difficoltà il Paese e creando tensioni sociali per il taglio alle sovvenzioni sui carburanti e per l’imposizione di nuove tasse indirette. Quest’anno l’Arabia Saudita crescerà dell’1,2% contro il 3,4% del 2015, un rallentamento che colpisce tutti i Paesi del Golfo, come dimostra il taglio delle stime da parte del Fondo monetario internazionale: il Pil della regione (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) quest’anno si fermerà all’1,8% contro il 3,3% stimato nell’ottobre scorso.
Il Fmi ha chiesto ai Paesi del Golfo di adattarsi alla caduta dei prezzi diversificando la loro base di entrate: «Assisteremo a una continuazione di uno scenario di bassi prezzi — ha spiegato l’istituto di Washington — per cui le entrate dell’export petrolifero scenderanno ancora, forse di circa 100 miliardi». Secondo il Fmi il prezzo del greggio recupererà modestamente, intorno a 50 dollari entro la fine di questo decennio. Nel frattempo gli Stati del Golfo si devono adattare. Previsioni che hanno contribuito ieri ad affossare i listini europei.
È da gennaio che si parla di una possibile quotazione di Aramco, il maggiore produttore al mondo di greggio e il numero uno per riserve con 267 miliardi di barili equivalenti di petrolio, che potrebbe avere una capitalizzazione record di 2.500 miliardi di dollari. Si tratta di una stima conservativa, che potrebbe salire a 10 mila miliardi se quei barili fossero valutati 40 dollari invece che, più prudentemente, 10 dollari. Il collocamento dovrebbe avvenire in un listino congiunto in Arabia Saudita e forse negli Stati Uniti e andrà a finanziare il fondo sovrano, che «andrà a controllare più del 10% della capacità di investimento nel mondo — ha spiegato il vice principe ereditario — e il suo volume rappresenterà più del 3% degli attivi esistenti».

di Francesca Basso, Il Corriere della Sera

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