Arcuri: nella legge di bilancio, nuove risorse per la sanità

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 “La pandemia ha messo in evidenza la relativa forza di alcune funzioni di base della nostra democrazia, penso al Ssn da un lato e al sistema dell’istruzione pubblica. Mi sembra che la legge di bilancio inizia a intervenire invertendo questa tendenza in entrambi questi ambiti”. Lo ha detto il commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, parlando in commissione Bilancio alla Camera. “Molti interventi necessari in questi mesi – ha sottolineato Arcuri – sono da incastonare in una storia lunga pluridecennale in cui purtroppo questi due grandi sistemi, quello che garantisce la salute e quello che garantisce l’istruzione, nei decenni precedenti sono stati non sufficientemente mantenuti e fatti evolvere. E qualche volta nella storia queste debolezze si evidenziano in tutta la loro gravità. E’ quello che è successo per la dotazione negli ospedali italiani che serviva per contrastare il virus, soprattutto nella prima ondata, ed è quello che è successo per la scuola”. E ancora: “Nella legge di Bilancio ci sono nuovi fondi per aumentare le retribuzioni di medici e infermieri della sanità pubblica”.  Arcuri ha aggiunto che nella legge ci sono anche “l’istituzione di un fondo per la sanità e per l’acquisto di vaccini, che ha una dotazione di 400 milioni, e previsioni di acquisizione dei test molecolari che servono a continuare l’attività di screening della popolazione”. Arcuri ha aggiunto: “Auspico che la campagna vaccinale contro il Covid abbia un esito completamente diverso da quello avuto dalla campagna antinfluenzale”. “La campagna per i vaccini antinfluenzali – ha precisato – non è materia che riguarda il commissario, ma le organizzazioni regionali che da qualche decennio se ne occupano”. Sui vaccini anticovid ha detto: “Stimiamo che dovrà esserci un punto di somministrazione e di conservazione dei vaccini ogni 20mila-30mila cittadini, se vogliamo farlo nel tempo più rapido possibile”.  Arcuri ha spiegato che “considerate le 4 variabili, che sono la temperatura dei vaccini, le modalità di distribuzione delle case produttrici, la tipologia di conservazione e le modalità di somministrazione, stiamo organizzando un piano che prevede certamente il coinvolgimento delle amministrazioni regionali e comunali. E che tenga anche conto delle scelte che il Parlamento farà sulle categorie che verranno prioritariamente vaccinate”. Se saranno vaccinati per primi i soggetti a maggior rischio di contagio, negli ospedali e nelle Rsa, questo “avrà un impatto immediato sulla distribuzione”. Per questo motivo “martedì ho chiesto alle Regioni di cominciare a elencarmi delle ipotesi di punti di somministrazione all’interno degli ospedali e delle Rsa. Se invece si stabilità che il vaccino dovrà essere somministrato prima ad altre categoria – ha concluso Arcuri – adegueremo la struttura logistica flessibile che stiamo mettendo in conto”. E ancora: “Fino a questo momento noi abbiamo speso 94 milioni di euro, che è la quota che l’Unione europea ha chiesto all’Italia per acquisire i vaccini che sono stati fino predisposti”. “Noi non sottoscriviamo contratti – ha aggiunto – se non intermediati dal gruppo di acquisto europeo con le case produttrici”. Arcuri, nel suo discorso, ha anche spiegato che “la pandemia ha messo in evidenza la relativa forza di alcune funzioni di base della nostra democrazia, penso al Ssn da un lato e al sistema dell’istruzione pubblica. Mi sembra che la legge di bilancio inizia a intervenire invertendo questa tendenza in entrambi questi ambiti”.  “Molti interventi necessari in questi mesi – ha sottolineato Arcuri – sono da incastonare in una storia lunga pluridecennale in cui purtroppo questi due grandi sistemi, quello che garantisce la salute e quello che garantisce l’istruzione, nei decenni precedenti sono stati non sufficientemente mantenuti e fatti evolvere. E qualche volta nella storia queste debolezze si evidenziano in tutta la loro gravità. E’ quello che è successo per la dotazione negli ospedali italiani che serviva per contrastare il virus, soprattutto nella prima ondata, ed è quello che è successo per la scuola”.

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