Borse, riapertura segnata dal coronavirus: sale lo spread, Piazza Affari perde il 4,3%

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Milano peggiore in Europa. Questa mattina Seul ha perso quasi 4 punti percentuali. L’oro ai massimi da sette anni per il timore globale


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MILANO – Ore 9:30. Si allarga in fretta lo spread tra Btp e Bund tedeschi e si registra una riapertura in profondo rosso per la Borsa di Milano: è il conto che il coronavirus presenta ai mercati finanziari, preoccupati soprattutto dalla paralisi alla quale sono esposte vaste parti del Paese, per altro tra le più produttive, nel tentativo di contenere il contagio.

Nelle prime battute il differenziale di rendimento tra titoli decennali italiani e omologhi tedeschi – uno dei più seguiti termometri sulla tensione che si percepisce intorno a un Paese – si allarga di una decina di punti base: venerdì aveva chiuso in ribasso sotto 135 punti base, oggi si riporta rapidamente in area 145, per poi galleggiare intorno a 140.

Anche il mercato azionario registra una partenza a forte handicap, anticipata dai future: Piazza Affari peggiora al -4,3% dopo le prime battute, maglia nera tra le principali europee: scattano sospensioni a raffica di singoli titoli. Parigi perde il 2,8%, Madrid scivola del 2,25%, Londra arretra del 2,1% e Francoforte del 2,6 per cento.

Da Borsa Italiana spiegano che si prevede una operatività normale sui mercati: ci sono alcuni dipendenti che lavorano in remoto, ma nessun impatto sulle attività di scambio. Secondo gli analisti, le società esposte al rischio domestico – come le reti – sono quelle che devono temere maggiore sofferenza. Possibile un nuovo contraccolpo sul lusso, che ha già pagato per la questione cinese e potrebbe ora andare in nuova difficoltà sulla previsione di crollo delle vendite interne e mancati flussi turistici. Il titolo di Poste perde oltre sette punti percentuali in avvio ed entra in asta di volatilità con Ferragamo, Fca cede oltre il 5 per cento.

Il governo ha individuato delle misure pronte a scattare per le aree maggiormente interessate, un po’ come accaduto in occasione dei frequenti terremoti del passato anche recente: dilazioni nei pagamenti fiscali, ricorso agli ammortizzatori sociali per chi deve interrompere l’attività, tutele per i lavoratori che restano a casa. Quasi impossibile fare valutazioni puntuali sulle ricadute economiche, il governatore Visco ha parlato – con tutte le cautele del caso – di un possibile impatto da 0,2 punti di Pil. Gli economisti di Intesa Sanpaolo prevedono un “impatto a V” sull’economia, ovvero un repentino crollo e una rapida ripresa, “con minimo e profondità, però, ancora impossibili da valutare”.

La riapertura era stata all’insegna della tensione già sulle Piazze asiatiche. E’ Seul a pagare il prezzo maggiore al virus, rafforzando il legame tra paure degli investitori e pallottoliere dei contagi: la Corea del Sud è uno dei territori più colpiti. Alla fine la Borsa di Seul perde il 3,87%, seguita da Hong Kong che segna – a mercato ancora aperto – un ribasso superiore all’1,5%. Di fronte al tasso di contagio, il presidente sudcoreano Moon Jae-In ha proclamato lo stato di massima allerta, ma non è bastato per salvare titoli quali Hyundai Motor (-4%) e quelli delle compagnie aeree. Il colosso nazionale, Samsung, ha annunciato sabato che un caso di coronavirus è stato confermato presso il suo sito per la produzione di telefonia mobile e che l’intero impianto è rimasto chiuso. Il titolo Samsung ha ceduto più del 4 per cento. Chiusa Tokyo per festività, è andata paradossalmente meglio in Cina dove in un primo momento sembrava si potessero alleviare le misure di contenimento a Wuhan (eventualità poi smentita): Shanghai ha perso lo 0,28%, Shenzhen è salita dell’1,36 per cento.

Tra le valute, l’euro è in leggera flessione: viene scambiato a 1,0813 dollari contro 1,0850 della chiusura di venerdì. Euro/yen a 120,64 e dollaro/yen a 111,58. Lo yuan si indebolisce sul dollaro e, a ridosso della chiusura dei listini azionari fa segnare uno spot rate di 7,029 (+0,05%): questa mattina, la Banca centrale cinese ha fissato la parità a 7,0246, con un indebolimento del renminbi di 36 punti base.

Intanto, il prezzo dell’oro continua ad aumentare spinto dagli acquisti per i beni rifugio. La quotazione spot dell’oro ha raggiunto 1,680 dollari, ai massimi da 7 anni. Anche il petrolio viene affossato dai timori sulla tenuta dell’economia globale e il barile di greggio Brent, in consegna ad aprile, viene scambiato a 57,02 dollari, in calo del 2,43% rispetto alla chiusura di venerdì (58,45 dollari). Già la scorsa settimana i prezzi erano scesi e oggi il Wti – la qualità americana – perde il 2,42% a 52,09 dollari.

Repubblica.it

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