Una moneta parallela per salvare l’Italia: può davvero funzionare?

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I dati sulla crescita italiana non sono incoraggianti e si sta facendo strada anche questa possibilità: introdurre una moneta “parallela” che circoli insieme all’euro per aiutare l’economia italiana a riprendersi.

L’Italia potrebbe essere sul punto di realizzare un nuova grande creazione: una moneta parallela che circoli accanto all’euro. Ha già l’approvazione dell’ex Primo Ministro Silvio Berlusconi e i partiti politici che la supportano stanno guadagnando terreno nei sondaggi.

Potrebbe funzionare?
Senza alcun dubbio l’establishment economico disprezzerà l’idea. Ma in realtà l’introduzione di una moneta parallela potrebbe essere un’elegante scappatoia per uscire dall’euro, mantenendo nel contempo alcuni dei vantaggi della moneta unica mentre si libera il paese da una recessione che sembra non finire. Se dovesse mai rimettersi in moto, l’Italia potrebbe velocemente diventare una delle economie più attraenti del mondo.

La situazione dell’economia italiana

È difficile trovare le parole per descrivere il risultato dell’uso della moneta unica in Italia se non come un “triste fallimento”. Da quando ha adottato l’euro, infatti, il tasso medio di crescita annuo si è mantenuto intorno allo zero – assolutamente nullo nell’arco degli ultimi due decenni. Per fare un paragone, la Spagna è cresciuta dell’1,8%, la Francia dello 0,84% e la Germania dell’1,25%.

Il tasso di disoccupazione italiano è di un opprimente 11%, il più alto tra le tre economie europee più grandi dell’Eurozona, e la disoccupazione giovanile è ad uno spaventoso 35%. Il debito pubblico è salito al 133% del PIL, non perché il governo sia particolarmente prodigo ma perché questo è ciò che succede quando la crescita è zero. Il sistema bancario italiano è vicino al collasso e il tasso di povertà è in aumento. È difficile trovare un record peggiore.

Tuttavia, l’economia italiana sta andando leggermente meglio quest’anno. La crescita è di circa l’1% e il mercato è cresciuto oltre le aspettative. Ma con un solo punto percentuale dopo anni di recessione e con l’aiuto di più di 2 trilioni di euro dallo stimolo monetario della BCE, c’è molto poco da celebrare. Le prospettive a lungo termine rimangono cupe

Una moneta parallela in Italia

In questa situazione, l’Italia sta iniziando un dibattito affascinante, non riguardo l’uscita dall’euro ma sull’introduzione di una moneta parallela. Il suo principale sostenitore è l’ex premier Silvio Berlusconi che, nonostante abbia avuto tante battute d’arresto quante ne ha avute Donald Trump, continua a tornare alla ribalta. In un’intervista al quotidiano Libero, ha discusso dell’introduzione di una moneta parallela all’euro che, nella sua visione, sarebbe assolutamente coerente con gli esistenti patti dell’Unione Europea e con l’eurozona – ma non è d’accordo la Commissione UE.

Come Berlusconi stesso indica, quest’idea non è molto lontana da quella della Lega Nord di una mini valuta all’interno della valuta, che potrebbe essere usata nel pagamento delle tasse o nel welfare. Secondo i sondaggi, un’alleanza fra la Lega Nord e il partito di centro destra guidato da Berlusconi riceverebbe circa il 30% dei voti degli italiani. Per il il Movimento 5 Stelle, notoriamente ostile all’euro, non è impossibile che l’Italia possa mettere in circolo un nuovo tipo di moneta nei prossimi anni.

L’Italia non è il primo paese a giocare con quest’idea. Già l’ex Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis aveva lanciato la stessa idea per il suo paese nel 2015.

Come potrebbe funzionare la moneta parallela

Ma come potrebbe funzionare la nuova moneta parallela? La maggior parte degli economisti risponderebbe che è impossibile metterla in atto: nessuno accetterebbe davvero una nuova moneta. Nessuno la scambierebbe e il suo valore affonderebbe come una pietra, rendendola ancora meno attraente. Non ci sarebbe alcuna banca centrale a dirigerla e le stesse banche potrebbero non essere disposte ad accettare depositi con la nuova valuta. Potrebbe diventare irrilevante molto velocemente.

Sono tutte valide obiezioni ma l’idea è tutt’altro che ridicola. Se fosse appoggiata dai governi, infatti, la “nuova” moneta acquisterebbe immediatamente credibilità, dal momento che il governo italiano rappresenta circa il 40% del PIL quasi la metà dell’economia opererebbe con la nuova moneta già dal primissimo giorno.

Supponendo che la nuova moneta venga fortemente svalutata rispetto all’euro e che molti stipendi vengano pagati con la nuova valuta, ci sarebbe un’immediata competitiva svalutazione contro il resto dell’eurozona. Molto probabilmente i prezzi verrebbero fissati in entrambe le valute, dal momento che ambedue sono presenti nei confini della regione, creando un ciclo inflazionistico sulla nuova moneta. Ma potrebbe sistemarsi molto velocemente: la svalutazione potrebbe ripristinare la competitività e far crescere di nuovo l’economia.

Le grandi società potrebbero ancora utilizzare l’euro, così come i mercati finanziari. Ma potrebbe sparire progressivamente nella vita quotidiana in Italia.

L’Italia non deve essere un’economia-burattino . Dal 1961 al 1980, la sua economia è cresciuta in media del 4,6%, appena dietro la Spagna e molto più velocemente di Francia e Germania. L’Italia piace molto nel mondo – ed è sempre stata leader mondiale non solo per quanto riguarda la cultura culinaria ma anche per moda, design, arte e storia.

In realtà, è stata trattenuta durante gli ultimi 17 anni dalla decisione di passare ad una valuta (dominata dalla Germania) per cui non era ancora pronta e alla quale non si è mai davvero adattata con successo. Una volta che la decisione è presa, è difficile tornare indietro. Difficile ma non impossibile.

Una moneta parallela potrebbe essere un’ingegnosa via d’uscita. Potrebbe o non potrebbe accadere – e nessuno scommetterebbe più di tanto su un ritorno della lira. Ma se ciò dovesse succedere, il dinamismo represso dell’Italia potrebbe essere scatenato molto rapidamente – e al primo segnale di lancio della nuova moneta, gli investitori più furbi correranno a comprarla più velocemente possibile.

Michela Del Zoppo, Da MarketWatch, Money.it

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