L’orologio svizzero va all’indietro. A picco le vendite in ottobre

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Le vendite a ottobre crollano del 16,7%. La perdita da inizio anno è del 10%. Sul settore pesano il franco forte ma anche la perdita del ruolo di status symbol tra i giovani e la concorrenza dell’orologeria digitale

orologio-svizzeroL’orologio svizzero continua, con grande puntualità, a marciare all’indietro. A ottobre 2016 le vendite di uno dei simboli dell’industria elvetica sono crollate del 16,4% rispetto all’anno precedente, a quota 1,7 miliardi di franchi. E’ l’undicesimo ribasso consecutivo e da inizio anno il saldo negativo è dell11%. La ripresa del mercato in Cina, Gran Bretagna (dove gli orologi sono un bene rifugio per scapapre dal crollo della sterlina), Qatar e Giordania non è bastata a frenare la discesa. Hong Kong, che resta il primo paese per fatturato a livello mondiale, è crollata del 24%. L’Italia resta il quinto paese di sbocco a livello mondiale con 105 milioni di ricavi a ottobre, in flessione dell’11% rispetto al 2015. La crisi di Rolex & C. è iniziata a gennaio 2014 dopo dieci anni da sogno, in cui le vendite, al netto di una lieve flessione in coincidenza del crac Lehman, sono raddoppiate. Da due anni e mezzo invece, l’orologio elvetico ha innestato la retromarcia lungo tutta la linea di gamma. Sono colate a picco gli acquisti di prodotti di metallo prezioso (-27%) ma anche quelle di acciaio (-10%). Tengono sui livelli precedeti quelli misti oro acciaio. Il franco forte, ovviamente, ha avuto un ruolo importante nel far scappare gli acquirenti. Il momento nero però, dicono molti analisti, ha motivi più strutturali. Gli orologiai elvetici, fedeli alla tradizione, hanno sempre curato le loro radici e non si sono lanciati nella rivoluzione digitale. Risultato: le nuove generazioni hanno perso il concetto di orologio di lusso come status symbol e il mercato dei millennials insegue prodotti molto diversi rispetto ai gioielli dei laboratori della Confederazione. Il comparto sperava in un recupero già da ottobre, ma è rimasto deluso. E ora il prossimo banco di prova – decisivo per fare una prognosi sullo stato di salute generale – saranno le vendite del periodo natalizio.

La Repubblica

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