Ilva, la trattativa sugli esuberi slitta a settembre

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Non è ancora tempo di parlare degli esuberi dell’Ilva. Il primo incontro andato in scena ieri a Roma tra Am Investco, la cordata composta da ArcelorMittal e Marcegaglia che si è aggiudicata la società italiana, sindacati, governo e commissari somiglia più a un giro di presentazioni che all’avvio di un negoziato sui posti di lavoro.In forza all’Ilva commissariata si contano ancora 14.200 lavoratori, di cui circa 11mila a Taranto, poco più di 1.500 a Genova Cornigliano e oltre 800 a Novi Ligure. Nel corso dell’incontro «ArcelorMittal ha dichiarato che la nuova Ilva assorbirà 10mila addetti tra diretti e indiretti – dice Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom di Genova – ma di stabilimenti, lavorazioni e numeri nel dettaglio non si è parlato». C’è chi dice che ArcelorMittal i numeri li avrebbe pronti, ma il governo italiano preferisce procastinare le tensioni sugli esuberi. Altri sostengono invece che Am Investco stia perfezionando il piano industriale e pertanto il quadro è ancora soggetto ad aggiustamenti. Troppo in là non si potrà comunque andare.
Dopo oltre tre ore slide e discorsi, in un «clima sereno» ieri il tavolo è stato aggiornato al 13 settembre. Erano presenti Geert Van Poelvoorde, ad di Arcelor Mittal per l’Europa, più altri manager del gruppo; il vice ministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, i commissari e tutte le sigle sindacali di Ilva, con i segretari nazionali e territoriali. Stando a quanto è stato illustrato, il piano industriale prevede per Ilva una prima fase con una produzione di 7,3 milioni di tonnellate, per passare a 9.5 milioni entro il 2023. Sui prodotti finiti si passerà da 3,4 milioni di tonnellate a 3,6 milioni. Per Cornigliano è previsto un investimento sul preverniciato della linea 5 della zincatura, dopo aver omologato la bobina, mentre sulla linea 3 è programmato un investimento sul magnesio (cromato). «È necessario fare uno sforzo in più – osserva Antonio Apa, segretario Uilm Genova – Gli investimenti per rilanciare lo stabilimento di Cornigliano si aggirano sui 120-130 milioni, elemento strategico per salvaguardare l’insieme dell’occupazione.
Nel corso della riunione Manganaro ha consegnato a Van Poelvoorde copia dell’Accordo di programma di Cornigliano, ricordando che lo stabilimento di Genova porta in dote un milione di metri quadri, 65 anni di concessioni demaniali e tutti gli attuali dipendenti Ilva. «L’Accordo – dice il sindacalista – ha valore sindacale e giuridico e la Fiom ha ribadito l’intenzione, se necessario, di farlo valere nelle aule di tribunale, continuando a mantenere alto il livello di mobilitazione del sito di Cornigliano. Van Poelvoorde è stato gentilissimo, ma non si è scomposto». Nelle scorse settimane si è detto che dei 4.000 esuberi dell’Ilva circa 250-300 potrebbe insistere su Cornigliano: «È chiaro che se si vuole scongiurare questa ipotesi occorre investire sulla banda stagnata», dicono Manganaro e Apa. Am Investco spiega che nella banda stagnata sono programmati investimenti utili a portare la produzione da 110 mila a 200 mila tonnellate. «Ma non basta – replica il segretario della Fiom – tutti sanno che per garantire un certo tipo di produzione e la relativa piena occupazione occorre investire sull’acquisto di una linea».
Il tavolo del 13 settembre avrà all’ordine del giorno la salvaguardia totale dell’occupazione. Questo chiedono Fiom, Fim e Uilm. «Il nostro obiettivo è azzerare qualsiasi ipotesi di licenziamento, sia per i dipendenti Ilva che per quelli dell’indotto», dice Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl. La nuova proprietà annuncia la volontà di fare dell’Ilva «un successo» e Van Poelvoorde conferma l’impegno «a raggiungere un accordo soddisfacente il più presto possibile». Chiede una certa rapidità anche Bellanova, secondo la quale «il percorso è avviato ma non sarà facile».

The MediaTelegraph, Il Secolo XIX

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