Il futuro di Taranto: più mare, meno acciaio

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Fare di Taranto una città sostenibile attraverso un percorso di transizione ambientale, puntare a un nuovo sviluppo che ha i suoi riferimenti nel mare, nel turismo, nella cultura e nella formazione delle giovani generazioni, scrollarsi il marchio di città dell’acciaio per la presenza di Ilva, ora ArcelorMittal. Attività, quella siderurgica, che oltre a cambiare radicalmente per ridurre il suo impatto ambientale, dovrà anche ridurre il suo peso nell’economia locale. Dopo il riassetto della giunta con la nomina di tre nuovi assessori, l’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Rinaldo Melucci, ribadisce la sua linea. Annalisa Adamo, nuovo assessore all’Ambiente, pur premettendo che “il rapporto con la grande industria è competenza esclusiva del sindaco”, dichiara di condividere “in pieno la linea dura e coerente che il nostro primo cittadino ha tenuto fino a oggi”. L’ecosostenibilità è la prospettiva cui Taranto “deve mirare senza ulteriori esitazioni. Il lavoro già svolto dall’amministrazione rappresenta un punto di partenza importante”. Per lei ‘Green belt’ e ‘Oasi Blu’ sono “due progetti quasi complementari”. “La cintura verde – spiega – con la quale si vuole abbracciare il tessuto urbano, si specchia idealmente nel mare che già circonda Taranto, risorsa importante e ancora tutta da valorizzare. Oasi blu invece, è la prospettiva di tutela e valorizzazione della risorsa mare che la città attende da anni”. In particolare, si punta d una “cogestione virtuosa dei nostri mari che coinvolga amministrazione, Marina Militare, mondo della ricerca, con al centro la cetofauna che ha reso Taranto famosa in tutto il mondo”. “Potenziare l’impatto del brand Taranto, capitale di mare” è quello che annuncia Fabrizio Manzulli, nuovo assessore allo Sviluppo economico, confermando che Taranto ora cerca altrove le ricadute economiche sino ad un bel po’ di anni fa (perché oggi il settore è in grave crisi con migliaia di cassintegrati) assicurate della siderurgia. Per Manzulli, “quello che la città attendeva da anni” è “riappropriarsi di un’identità forte, guardare al futuro con ambizione. Togliere Taranto da una condizione di marginalità per metterla al centro dell’agenda nazionale con risorse e attenzione”. Occorre poi ridare “fiducia alle imprese, lavorando su turismo e commercio”. Con la delega all’Istruzione e all’Università, il nuovo assessore Francesca Portacci nell’immediato mette “il completamento del Piano Scuola ‘@ula 3.0’, varato con la delibera quadro 108/2020, e la definizione dell’accordo di programma per l’Università di Taranto”. Università, ora quella di Bari, che il prossimo anno accademico rilancerà a Taranto il nuovo corso di laurea in Medicina e Chirurgia che sarà ospitato nell’ex immobile Banca d’Italia. A Taranto, spiega Portacci, si punta ad “un’Università indipendente e connessa al territorio, presupposto del processo di transizione”. “Offrire maggiori opportunità di formazione ai nostri ragazzi è un obbligo per qualsiasi amministratore ma anche un’occasione per l’intero tessuto sociale”, conclude.

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