Svolta negli Usa. Adesso, gli stati possono chiedere le tasse sulle vendite online

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La Corte Suprema ha chiarito ieri il modo con cui gli Stati possono chiedere di raccogliere le tasse sulle vendite a chi ha sede al di fuori dello stesso Stato e vende prodotti online, come Amazon o eBay. La decisione ha ribaltato una precedente pronuncia della Corte che gli Stati hanno combattuto per anni.

La Corte Suprema, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, ha deciso che gli Stati americani possono richiedere ai gruppi retail che non hanno una presenza fisica sul loro territorio di riscuotere e pagare la cosiddetta sales tax, l’equivalente dell’italiana imposta generale sulle entrate (quella che ha preceduto l’imposta sul valore aggiunto). Essa ha come oggetto le transazioni riguardanti prodotti e servizi acquistati dal consumatore finale. La mossa della Corte Suprema – che rompe con una tradizione di decisioni che durava da 50 anni – rappresenta una vittoria per il South Dakota, che aveva chiesto l’intervento del massimo organo giudiziario Usa per difendere una legge recentemente approvata e che prevede l’imposizione della “Internet sales tax”. Con essa il South Dakota stimava entrate per 34 miliardi di dollari l’anno ma per altri la cifra sarà al massimo di 13 miliardi. I gruppi retailer e quelli Internet si erano opposti a quella legislazione sostenendo che il calcolo della sales tax per migliaia di giurisdizioni locali sarebbe stato troppo oneroso.

Il sito di aste eBay, per esempio, aveva sostenuto che quella tassazione “avrebbe schiacciato i piccoli esercenti online portando molti a ridurre le loro attività a danno dell’economia nazionale”. Il tema era diventato particolarmente dibattuto ad aprile, quando il presidente americano Donald Trump aveva accusato Amazon di pagare “poche o nessuna tassa agli stati e ai governi locali”.

I titoli Internet sono crollati in Borsa. Amazon perde l’1,05% , Ebay il 2,09%. Affondando Wayfair e Overstock, che perdono il 4,07% e il 2,70%.

Repubblica.it

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