Ultime sul Covid. Secondo una ricerca, potrebbero esserci lesioni cerebrali dalla carenza di ossigeno

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I pazienti Covid-19 con sintomi neurologici possono mostrare alcuni dei disturbi metabolici cerebrali simili alle lesioni provocate dalla privazione di ossigeno (ipossia) per cause differenti. Almeno questo è quanto emerso da uno studio pubblicato sull’American Journal of Neuroradiology e condotto dagli esperti del Massachusetts General Hospital (MGH), i quali hanno utilizzato la risonanza magnetica specializzata per valutare i dettagli dei danni cerebrali nei pazienti Covid-19. “Nonostante sia una patologia principalmente respiratoria – spiega Eva-Maria Ratai, del MGH e prima autrice dell’articolo – l’infezione da Sars-CoV-2 colpisce anche altri organi, incluso il cervello. Si pensa che l’effetto principale della malattia sull’organo cerebrale sia collegato all’ipossia, ma pochi studi hanno documentato i tipi specifici delle lesioni cerebrali correlate a Covid-19”. Il team ha analizzato diverse migliaia di pazienti ricoverati presso il Massachusetts General Hospital e sull’articolo di ricerca sono stati divulgati i casi di tre soggetti in cui sono stati osservati danni cerebrali. “La gravità dei sintomi neurologici è molto variabile – continua l’esperta – dalla perdita di olfatto o gusto fino alla sensazione di vertigini, confusione, convulsioni o ictus. Volevamo caratterizzare le basi biologiche di alcuni di questi sintomi”. Gli esperti hanno notato che molti disturbi legati all’infezione del nuovo coronavirus possono essere persistenti. Utilizzando la spettroscopia a risonanza magnetica, gli scienziati hanno osservato dei parametri anomali legati alle patologie da danno cerebrale da mancanza di ossigeno, in particolare sono state evidenziate delle alterazioni nella sostanza bianca dei soggetti con sintomatologie più gravi. “Due dei tre pazienti che abbiamo descritto – riporta Otto Rapalin, collega e coautore di Ratai – sono stati intubati nell’unità di terapia intensiva al momento dell’imaging. Una domanda chiave riguarda a possibilità che sia la diminuzione dell’apporto di ossigeno al cervello che stia causando questi cambiamenti di sostanza bianca o se il virus stesso sia in grado di attaccare la sostanza bianca”. “La risonanza magnetica spettroscopica – conclude Akila Weerasekera, terza firma dell’articolo – può caratterizzare meglio i processi patologici, come lesioni neuronali, infiammazioni, demielinizzazione e ipossia. Sulla base di questi risultati, riteniamo che tale strumento di imaging possa essere utilizzato per il monitoraggio della malattia e della terapia”.

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