Grana Padano ripensa i formati

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Un logo più moderno e riconoscibile (dal 2022) sulle confezioni che metta in luce il Consorzio Tutela Grana Padano (Ctgp) e, obbligatoriamente, i mesi di stagionatura. Una comunicazione che racconti anche il mondo degli allevatori. Infine nuove strategie per l’internazionalizzazione viste le perdite legate alla ristorazione. La filiera del formaggio in cima alla classifica delle Dop europee, 142 i caseifici produttori, 40 mila addetti e un numero di forme che supera i 5 milioni nel 2019 (oltre 2 milioni solo per l’estero), risponde così alle sfide imposte dalla pandemia. «Siamo totalmente concentrati sul futuro, ma anche un po’ preoccupati», spiega a ItaliaOggi Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, «non dico per i consumi delle famiglie che hanno premiato i formaggi sinonimo di salute a tavola, evidenziando una preferenza nei formati già pronti, quanto per la produzione legata al fuori casa. Pesa il 20% in Italia e il 40% all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa dove le ricadute sono state importanti».

Per seguire le nuove tendenze del settore anche la comunicazione «è stata rivisitata in corsa», sottolinea il presidente del Ctgp. «Solo in Italia oltre 3 milioni di euro destinati a iniziative legate la ristorazione sono stati dirottati per approfondire la promozione sui mezzi di comunicazione tradizionali o moderni verso un consumatore che fa attenzione al discorso del confezionato. Poi abbiamo intensificato i controlli nella filiera: un’attività costosa ma importante che coinvolge oltre 100 persone e muove 4 milioni di euro».

Il Covid per Grana Padano ha evidenziato un calo delle tipologie al taglio da banco e messo il turbo al grattugiato: «Se da un lato il prodotto confezionato ci ha posto in vantaggio nei confronti dei consumatori più attenti alla sicurezza e alla qualità, dall’altro si è imposta una rivisitazione dei formati e del packaging per essere in futuro più riconoscibili», aggiunge. «Dopo anni di discussioni, emerse anche nel 2019, abbiamo deliberato il rinnovo dei format e del logo: sarà sempre nero e oro, ma più moderno mentre d’accordo con tutta la filiera il bollo della stagionatura avrà uno spazio che riguarderà il 30% della confezione. Ora aspettiamo solo che venga avviato l’iter presso il ministero, per essere pronti dal 2022».

Il cambiamento pianificato segue un consumatore che chiede di essere sempre informato: «Spesso le specifiche per chi acquista non appaiono sufficienti», dice Zaghini, «in special modo oltre confine dove il Grana Padano è il formaggio Dop più consumato al mondo ma anche il più imitato: due chilogrammi su tre sono contraffatti. C’è anche un aspetto di reciprocità: per esempio stanno funzionando gli accordi bilaterali in Europa o anche in Cina per ottenere il riconoscimento dell’autenticità del prodotto, ma non riusciamo ad avere la stessa intesa in altri paesi».

Intanto se nei primi nove mesi del 2020 l’incremento della produzione è stato del 2,63% rispetto allo stesso periodo del 2019, nei mesi di agosto e settembre, si sono registrati i primi cali, come ipotizzato nel piano approvato a giugno scorso dall’assemblea generale del Consorzio.

La segmentazione delle linee sarà ripresa anche in comunicazione: «La nostra campagna porrà forte attenzione sulla stagionatura: i bollini riguarderanno il Grana Padano oltre 12 mesi, oltre i 14, 16 e 18 mesi per arrivare alla riserva gold oltre i 24 mesi. Il Pay off “la vita ha un sapore meraviglioso” mai come adesso è importante per combatture il senso di smarrimento», conclude Zaghini. «Il nostro obiettivo è spiegare che come marchio ci siamo e ci saremo sempre ma dall’anno prossimo vogliamo ancora più narrare il mondo che c’è dietro ogni pezzo di formaggio: un’economia di miliardi, 4 mila stalle, e il sacrificio enorme anche di tanti giovani che si avviano alla produzione».

Francesca Sottilaro, ItaliaOggi

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