La cimice e la vespa che la ucciderà

Share

Storia di un invasore alieno arrivato in Italia nel 2012, la cimice asiatica, e dell’arma vincente per sconfiggerlo, la vespa samurai.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è cimice-asiatica.jpg

È iniziata dal Trentino, il 18 giugno, la controffensiva per fermare la cimice asiatica (Halyomorpha halys), insetto alieno invasivo che ha già fatto milioni di euro di danni in agricoltura, in particolare nel settore ortofrutticolo. L’arma scelta è un altro insetto, la vespa samurai (Trissolcus japonicus), a lungo studiata nei laboratori del Consiglio per la ricerca in agricoltura (CREA), vicino a Firenze, per essere più che certi che il rimedio non fosse peggiore del male.

Ecco una panoramica su una storia iniziata diversi anni fa, di cui avevamo scritto nel 2016 (Parassiti alieni: il caso della cimice asiatica e altri infestanti) e sulla quale, nel marzo del 2020, Focus ha dedicato un approfondimento proprio sull’ultilizzo della vespa samurai.

I PROTAGONISTI. Cimice e vespa sono entrambi alieni (o esotici), ma solo la prima è meritevole di essere censita tra le Specie aliene invasive di rilevanza unionale, catalogo dove l’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) fornisce tutte le informazioni disponibili sulle specie animali e vegetali che, per la loro azione sull’ambiente, costituiscono una minaccia di “rilevanza unionale”, ossia per i Paesi dell’Unione Europea, in quanto in grado di provocare danni rilevanti alle colture o al nuovo ambiente in cui si trovano.

Una descrizione che calza perfettamente alla cimice asiatica: dalle sue regioni di origine (Cina, GiapponeCoreaTaiwan…), complice la globalizzazione è arrivata negli Stati Uniti nel 1998, ed è ormai il flagello dei frutteti negli USA. In Italia il primo esemplare è stato scoperto nel 2012 in provincia di Modena, casualmente. Già segnalata in Grecia e in Svizzera, la cimice ha poi invaso velocemente i campi e i frutteti di molti Paesi europei, e i danni che ha fatto sono rilevanti.

Né le protezioni meccaniche (come le reti) né gli insetticidi sono serviti a molto per contenerla – le reti perché troppo costose e perché basta un forte vento o una grandinata per distruggerle, gli insetticidi per via delle limitazioni a cui sono per fortuna soggetti i fitofarmaci in agricoltura. Ma come spesso accade quando si fa vera ricerca, le soluzioni più efficaci a un problema escono dai laboratori di ricerca delle università: qui sotto, Roberto Guidetti (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) illustra quali sono i metodi e gli strumenti di studio applicati in generale sulle specie aliene invasive.

Quella cimice in particolare (la cui famiglia comprende oltre 4.000 specie) ha un solo predatore, la vespa samurai, che vive esclusivamente in quelle stesse regioni dell’Asia. È un insetto piccolo (1-2 millimetri di lunghezza), molto più piccolo della cimice (poco meno di 2 cm), innocuo per l’uomo, che parassita le uova della cimice iniettando al loro interno le proprie uova. Nel loro ambiente di origine, l’equilibrio è mantenuto dalla natura.

DOVE STANNO I RISCHI? Le specie esotiche in Europa sono attualmente circa 12.000, affermano gli esperti del Ministero dell’Ambiente: specie animali e vegetali che, arrivate casualmente o volontariamente in un ambiente diverso da quello di origine, si “ambientano” al nuovo clima e al nuovo habitat. Di questo piccolo esercito, sicuramente sottostimato, il 10-15% è ritenuto invasivo.

Invasivo vuol dire che non trova predatori né altre condizioni che facciano da regolatore demografico: così l’espansione non ha freni, e la specie esotica invasiva travolge le specie locali, autoctone, toglie loro spazio, luce, cibo e modella l’ambiente a sua misura. Di esempi ormai ne conosciamo tanti: dalla xylella alla vespa del castagno, dalle nutrie al gambero americano, per parlare solo degli animali (che sono appena poco di più del 50% delle specie esotiche considerate invasive).

ARRIVA LO SWAT. Gli studi mirati del CREA sull’opportunità di diffondere una specie aliena per combatterne un’altra, e il lavoro di un’istituzione come la Fondazione Edmund Mach (FEM, San Michele all’Adige, Trento), hanno infine portato allo SWAT, il Samurai Wasps Action Team, e all’avvio della sperimentazione sul campo con la liberazione dei primi battaglioni di vespe samurai: qualche migliaio di femmine rilasciate a gruppi di un centinaio, a intervalli di una ventina di giorni, in tutti i siti dov’è stata segnalata la presenza della cimice asiatica – tutte aree caratterizzate da culture agrarie, in particolare frutteti.

La pianificazione dell’operazione in Trentino, affidata alla FEM, è stata messa a punto tra il 2016 e il 2019 grazie anche all’ampia partecipazione della popolazione e all’uso di una specifica app per smartphone, BugMap, che ha permesso di segnalare con precisione e tempestività la presenza della cimice asiatica (e della zanzara tigre, altro obiettivo delle ricerche della fondazione) e di comporre una mappa dettagliata della sua diffusione.

L’esito definitivo dell’offensiva biologica sarà chiaro nell’arco di qualche anno, ma i primi risultati dovrebbero vedersi abbastanza rapidamente: se tutto andrà come previsto sarà un’ulteriore conferma del fatto che è possibile combattere efficacemente la piaga delle specie esotiche invasive con metodi naturali, biologici, e lo stesso metodo potrà essere esportato in tutti i Paesi oggi alle prese con la cimice asiatica.

RaymondFocus.it

Share
Share