Ids e la possibile cessione di un ramo dell’azienda ad Enav. Un’interrogazione parlamentare chiede lumi sulla questione

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Martedì i deputati del Partito democratico, Ceccanti, Ciampi, Cenni e Serracchiani, hanno presentato un’interrogazione al ministro Di Maio, per chiedere lumi sulla questione e su come voglia muoversi il governo, riguardo la probabile cessione di un ramo dell’azienda Ids ad Enav, attualmente gestita da Roberta Neri. Vi riportiamo per intero il testo dell’interrogazione parlamentare.

“CECCANTI, CENNI, CIAMPI e SERRACCHIANI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’economia e delle finanze — Per sapere – premesso che: IDS Ingegneria Dei Sistemi S.p.a. è una società di ingegneria che dal 1980 offre ricerca, innovazione e prodotti nei settori radar, dell’elettromagnetismo, delle comunicazioni satellitari, dell’aeronavigazione e dei sistemi a pilotaggio remoto, per applicazioni civili e militari; IDS impiega ad oggi 415 persone, circa 200 delle quali presso la sede centrale di Montacchiello, Pisa, e le altre nelle sedi sussidiarie dislocate in diversi siti produttivi; da tempo si registrano ritardi nel pagamento degli stipendi, dei contributi previdenziali e delle ritenute Irpef dei dipendenti, che da alcune settimane hanno attivato una serie di azioni per la loro tutela tramite le organizzazioni sindacali arrivando, dopo il mancato pagamento dello stipendio di aprile 2019, anche a proclamare uno sciopero ad oltranza fino al 18 giugno 2019; la gestione dell’azienda negli ultimi anni è stata caratterizzata da una prima fase che ha visto un’espansione in termini di fatturato e di giro d’affari, tanto da avere ampliato il mercato della società e delle sue controllate estere; la gestione di tale espansione avrebbe però determinato, in un secondo momento, un aumento dei costi e necessità di reperire maggiori risorse finanziarie, tanto che, nel dicembre 2013 è entrata nel capitale sociale la Simest S.p.A., controllata da Cassa depositi e prestiti, con l’obiettivo di rafforzare il capitale sociale; pur tuttavia, nonostante questa operazione, la situazione finanziaria sembra essere peggiorata negli anni successivi, tanto che, nel 2016, l’azienda ha ceduto le quote in aziende controllate e il ramo di azienda denominato «Georadar», che rappresentava circa il 40 per cento del fatturato totale dell’azienda (incassando 38 milioni di euro); secondo fonti sindacali, nelle ultime settimane, sarebbe da considerare assodata la cessione ad Enav della divisione aeronavigazione, il ramo d’azienda che si occupa di air navigation, vale a dire lo sviluppo dei software per la gestione delle informazioni aeronautiche e il traffico aereo; tale asset è considerato chiave da lavoratori e sindacati, trattandosi del principale ramo di azienda attualmente redditizio che rischia di determinare la perdita del 57 per cento dell’attuale fatturato complessivo, che nel 2018 si attesta a 42 milioni di euro; questa cessione, anche se concepita per tentare di risolvere temporaneamente la difficile situazione finanziaria, comporterà comunque un ulteriore sbilanciamento economico dato che viene prevista, infatti, una diminuzione di 24 milioni di euro di ricavi a fronte di minor costi per circa 17 milioni di euro; oltre all’aspetto finanziario, la cessione di un ramo privilegiato dell’azienda, in assenza di un piano industriale capace di individuare alternative in grado di rilanciare la IDS, viene vissuto dai lavoratori come l’inizio della fine per una delle aziende principali del settore della Toscana; la Simest, che è società controllata dalla Cassa depositi e prestiti, risulta la prima creditrice garantita dal piano di risanamento triennale di asseverazione richiesto da Enav per scongiurare un’azione revocatoria –: quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di fare chiarezza sulle effettive intenzioni dell’azienda e, soprattutto, porre fine allo stato di profonda incertezza nel quale si ritrovano i lavoratori per una situazione potenzialmente critica non solo per i lavoratori dell’azienda che operano nella sede centrale di Pisa, ma anche per quelli attualmente impiegati negli altri siti produttivi (Roma, Napoli, Catanzaro).”

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