Rincari post-Covid, arriva la stangata su caffè al bar e shampoo e piega

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Il Codacons denuncia un rincaro del prezzo del caffè al bar, a Milano salito del 53,8%, ma anche del costo di tagli e messe in pieghe

È un caffè più amaro quello che tanti italiani hanno gustato a partire da lunedì 18 maggio, la data fatidica della ripartenza per tante attività commerciali nel nostro Paese. Tra queste, appunto, bar e ristoranti, le cui serrande erano rimaste abbassate durante il lockdown, se non, eventualmente, per le attività di delivery e quelle di asporto concesse a partire dal 4 maggio.

Eppure, sono tanti gli italiani che, nelle prime ore della ripartenza, hanno lamentato un aumento dei prezzi della tazzina di caffè. Lo ha denunciato il Codacons, che ha raccolto le testimonianze di diversi consumatori.

“Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sugli incrementi dei listini”, ha segnalato l’Associazione. In testa alla classifica dei rincari ci sono i bar, “con molti esercenti che hanno ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino: al centro di Milano, dove il prezzo medio di un espresso è 1,30 euro, si arriva fino a 2 euro (+53,8%). A Roma (1,10) fino a 1,5 euro (+36,3%). A Firenze (1,40) fino a 1,7 euro (+21,5%)”.

Il rialzo, però, non ha riguardato solamente i bar. Anche i parrucchieri, che da lunedì hanno potuto riaprire, hanno aumentato il proprio listino prezzi, con rincari per shampoo, messa in piega, taglio e altri trattamenti. Secondo il Codacons, “in base ai costi medi nelle grandi città, il prezzo di un taglio passa da una media 20 a 25 euro (+25%), ma con punte che arrivano al +66%, dove secondo una segnalazione a Milano il taglio donna in un salone è passato da 15 a 25 euro”.

Aumenti che, se verranno confermati nelle prossime settimane, potranno pesare parecchio sul portafoglio degli italiani, già alleggerito dal rialzo dei costi di molti prodotti alimentari. Secondo Federconsumatori, si è registrato “un rincaro molto più marcato dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona”, con aumenti che arrivano persino “a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione”.

Tra i prodotti su cui Coldiretti, sulla base dei dati preliminari Istat di aprile, ha registrato l’aumento maggiore ci sono frutta (+8,4%)verdura (+5%), latte (+4,1%), salumi (+3,4%), ma anche pesce surgelato (+4,2%), pasta (+3,7%), piatti pronti (+2,5%), burro (+2,5%), formaggi (+2,4%), zucchero (+2,4%), alcolici (+2,1%), carni (+2%) e acqua (+2,6%).

QuiFinanza

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