Ue dice no alla deforestazione

Share

L’Unione europea non consentirà più l’ingresso nel mercato europeo di prodotti legati alla distruzione delle foreste. I decisori politici dell’Ue hanno concluso i negoziati per una legge europea sulla deforestazione, raggiungendo un accordo storico. Questo regolamento è il primo al mondo ad affrontare la deforestazione globale e ridurrà significativamente l’impronta dell’Ue sulla natura. Il risultato è una vittoria significativa della campagna globale del WWF #Together4Forests, che negli ultimi due anni ha riunito 220 ONG per ottenere questa importante legge. Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile delle politiche forestali presso l’Ufficio europeo del Wwf, ha dichiarato: “Abbiamo fatto la storia con questa prima legge mondiale contro la deforestazione. L’Ue non solo cambierà le regole dei consumi all’interno dei suoi confini ma creerà un incentivo importante per migliorare le politiche anche di altri Paesi che causano la deforestazione. La legge non è perfetta, ma contiene elementi forti”. Questo accordo dimostra che 1,2 milioni di cittadini, 220 Ong in tutto il mondo, scienziati, leader indigeni e aziende progressiste che hanno sostenuto attivamente la campagna #Together4Forests sono stati finalmente ascoltati. La deforestazione non finirà più sugli scaffali dei supermercati e nelle tavole dell’Ue. L’Unione europea è uno dei maggiori importatori al mondo – seconda solo alla Cina – di deforestazione tropicale, e delle relative emissioni. La peculiarità di questa legge è che le nuove regole andranno oltre la legalità: per entrare nel mercato dell’Ue, i prodotti non solo devono essere legali, ma anche del tutto esenti da deforestazione e degrado forestale. I negoziatori del trilogo hanno inoltre concordato di mantenere il livello di ambizione della legge come proposto dalla Commissione europea, coprendo un’ampia gamma di prodotti tra cui la soia, olio di palma, carne bovina, caffè, prodotti legnosi, prodotti stampati e la gomma. In particolare, questa legge darà anche ai consumatori la certezza che i prodotti vengano rintracciati fino al luogo di produzione, evitando potenziali scappatoie nelle prime fasi della catena di approvvigionamento. Basti pensare che i consumi dei soli cittadini italiani ogni anno causano 36.000 ettari di foreste distrutte. Nonostante la forte mobilitazione dei cittadini, alcuni elementi importanti sono stati esclusi dalla legge. Ad esempio, non è stata sostenuta la proposta del Parlamento di estendere immediatamente il campo di applicazione della normativa anche ad altri terreni boschivi come le savane, nonostante queste siano già caratterizzate da elevato degrado a causa della conversione agricola. Questi ecosistemi sono inoltre importanti depositi di carbonio e rifugio per gli animali, oltre che mezzi di sostentamento per popolazioni indigene e comunità locali. Come compromesso, la Commissione condurrà una valutazione d’impatto sulla fattibilità dell’inclusione di altri ecosistemi naturali e riesaminerà questa opzione un anno dopo l’attuazione della legge. Ad esempio il Cerrado brasiliano rischia di subire una distruzione ancora maggiore. Un’altra lacuna è la mancanza di un chiaro riconoscimento dei diritti umani, in particolare delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Non c’è alcun riferimento alle convenzioni internazionali pertinenti. Il testo attuale limita la portata dei diritti umani alle leggi nazionali: ciò significa che se alcuni diritti delle popolazioni indigene o delle comunità locali non trovano riscontro nella legislazione nazionale, non saranno tutelati nemmeno dall’Ue.