Dalla flat tax alla pace fiscale: le proposte dei partiti sulle tasse

Share

Giovanni Toti (in foto): “Chi dice che taglierà tasse spieghi dove prender soldi” Flat tax, patrimoniale, rottamazione, cashback, cuneo. La politica fiscale è tradizionalmente uno dei più accesi terreni di scontro della ampagna elettorale, tanto che ogni forza in campo ha già individuato ormai da qualche tempo i punti cardine su cui fare leva per convincere i propri elettori ed attrarne di nuovi. A fare più rumore finora è stata la proposta di “flat tax” avanzata, in forme diverse, da Forza Italia e dalla Lega e convogliata, seppur in forma molto edulcorata, nel programma del centrodestra.

Ma al centro del dibattito c’è anche il dilemma “patrimoniale sì-patrimoniale no” con cui è stata etichettata la proposta di Enrico Letta di finanziare la dote per i diciottenni con la tassa di successione sui patrimoni milionari. Tra gli schieramenti non manca in realtà qualche punto in comune (come la riedizione della rottamazione a cui, a suo modo, non è affatto contrario nemmeno il M5s), anche se il fisco rimane al centro delle controversie politiche, come già dimostrato dal tormentato iter parlamentare, ancora non concluso, della delega fiscale.

La politica del centrodestra potrebbe riassumersi così. Nel programma non sono specificate le aliquote (Forza Italia ha proposto il 23%, la Lega il 15%), ma si parla esplicitamente di “estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di fatturato” e, come richiesto da FdI, di «flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti». Oggi la flat tax è al 15% per le partite Iva con reddito fino a 65.000 euro. Il centrodestra dice anche “no a patrimoniali dichiarate o mascherate”, con riferimento implicito alla patrimoniale imputata al Pd.

Anche in questo caso è il centrodestra a puntare ad una nuova edizione del “saldo e stralcio” e della rottamazione (sarebbe la quarta). Come una tantum, l’incasso non sarebbe però utilizzabile a copertura dell’estensione della flat tax che richiederebbe invece entrate strutturali. Di «definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo, con rateizzazione sino a 120 euro», parla peraltro anche il Movimento 5 Stelle che respinge però l’idea di un condono, su cui è tornato invece Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia non esclude neppure la possibilità dello scudo sul rientro dei capitali dall’estero.

I pentastellati tornano su uno dei loro cavalli di battaglia, cancellato dal governo Draghi, proponendo stavolta che le detrazioni siano accreditate man mano direttamente sul conto corrente. Un principio che era già stato accettato nella delega fiscale, il cui destino appare però ora incerto.