Con l’attività fisica dopo i 70 anni, si rischiano meno malattie dell’apparato cardiovascolare

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 “Il movimento è una medicina in tarda età. Anche poca attività fisica può conferire effetti benefici nelle persone anziane”. Comincia con queste parole di Gianfranco Sinagra, direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Trieste e della Cardiologia, l’articolo pubblicato dal quotidiano inglese Sun – e in prima pagina sul Times di Londra – su uno studio ripreso dalla rivista Heart, secondo il quale almeno 20 minuti di esercizio al giorno dopo i 70 anni sarebbero sufficienti per aiutare a ridurre le possibilità di malattie del cuore. Sinagra ha scritto la prefazione allo studio, in base al quale gli scienziati hanno controllato 20 anni di cartelle cliniche di 2.754 italiani over65, valutando, appunto, se la persistenza di uno stile di vita attivo, fosse associato a un minor rischio di malattie cardiovascolari (malattia coronarica insufficienza cardiaca e ictus) e mortalità generale. Comunemente l’attività fisica è associata a un minor rischio di malattie cardiovascolari e a una vita più lunga, ma relativamente pochi studi hanno esaminato se l’esercizio fisico in età avanzata può davvero aiutare in questo senso. “Progetto Veneto Anziani-Pro.Va”, questo il nome dello studio, coordinato dal ricercatore dell’Università di Padova, laureato a Trieste Claudio Barbiellini Amidei, ha mostrato una minor incidenza di eventi cardiovascolari in uomini e donne attivi e sia gli uomini che le donne avevano un rischio di mortalità (un endpoint indiscutibile) significativamente più basso. E’ interessante notare che la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari associato a uno stile di vita attivo negli uomini era più marcato a 70 anni e solo moderatamente ridotto a 75 anni, mentre si attenuava successivamente. Secondo lo studio il potenziale beneficio è per lo più evidente quando uno stile di vita attivo è presente all’inizio dell’età anziana. L’effetto si spiega con la capacità di rallentare il processo di aterosclerosi attraverso un migliore controllo della pressione sanguigna, del livello di glucosio nel sangue, del profilo lipidico.