Anche con una dieta sbagliata si rischia l’infertilità

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La realizzazione del sogno di diventare mamma o papà potrebbe dipendere anche da cosa mettiamo a tavola. L’alimentazione, infatti, può avere un grandissimo impatto sulla fertilità delle donne e degli uomini. Questo è uno dei temi al centro del Congresso Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU) che tiene a Napoli. “Sin dal 2010 l’OMS promuove la salute materno-infantile partendo già prima della gravidanza. Un’alimentazione sana in epoca preconcezionale riduce in maniera significativa il rischio dei cosiddetti Esiti Avversi della Riproduzione (EAR) e mette le basi della salute del bambino e poi dell’adulto”, conferma Annalisa Liprino, ginecologa del Centro HERA U.M.R. a Sant’ Agata Li Battiati (Catania). “Per aumentare le probabilità di una gravidanza è necessario, non solo evitare fumo e alcol ma anche impegnarsi a migliorare la propria alimentazione, associando anche una regolare attività fisica”, aggiunge Antonino Guglielmino, ginecologo e Presidente della SIRU. “Il peso della paziente è il primo parametro da valutare per comprendere se sia necessario modificare la sua alimentazione”, spiega Maria Giulia Minasi, responsabile del laboratorio di Medicina della Riproduzione del Centro Villa Mafalda di Roma. “Se la donna è in sovrappeso o addirittura obesa bisognerebbe intervenire con una dieta in grado di portare il suo Indice di massa corporea (BMI) a valori considerati normali”. Sottolinea ancora la Minasi: “E’ stato dimostrato che le donne con un BMI alto che riescono a ridurre il loro peso del 10 per cento rispetto al valore di partenza, anche senza arrivare al loro peso ideale, possono beneficiare di un significativo miglioramento della fertilità”.  L’eccesso di peso infatti può avere conseguenze piuttosto importanti che possono minare la capacità di concepimento di una donna, sia spontaneamente che tramite fecondazione assistita. Può infatti determinare anomalie dell’ovulazione, e ostacolare l’impianto embrionario. “Una sana alimentazione è altrettanto importante anche per i soggetti normopeso”, sottolinea Liprino. “Uno studio del 2019 suggerisce che una dieta corretta può migliorare l’esito di un trattamento di Pma o anche aumentare il tasso di gravidanze spontanee”, aggiunge Minasi. La dieta mediterranea è la più efficace per migliorare lo stato nutrizionale dei futuri genitori,  “Non ci sono singoli nutrienti o singoli alimenti che aumentano le probabilità di concepimento”, precisa Liprino, “ormai da anni le evidenze scientifiche dimostrano che la dieta nel suo complesso, associata a sani stili di vita riduce il rischio di patologie cronico-degenerative e si rivela un ‘alleato’ della fertilità”. Ideale, quindi, sarebbe seguire la dieta mediterranea con qualche piccolo accorgimento: un apporto inferiore di zuccheri semplici, molta più frutta e verdura di stagione e una particolare attenzione alla scelta delle materie prime. “Non bisogna necessariamente rinunciare alla pasta”, dice Minasi. “Ma preferire quella integrale, ricca di fibre, ed evitare di consumarla quotidianamente”, aggiunge. In alternativa alla pasta, si può optare per riso, orzo, farro, ecc. “Sulla scelta di frutta e verdura è sempre meglio preferire quella di stagione che, in generale, ha un più alto contenuto di micronutrienti e vitamine”, spiega Minasi. Più prodotti di campo, quindi, e meno prodotti di serra. “Recentemente, inoltre, si stanno accumulando evidenze scientifiche che fanno ipotizzare che ci si può spingere oltre. Una riduzione più drastica dei carboidrati, tipica delle diete chetogeniche, sembrerebbe infatti favorire la perdita di peso, riequilibrare l’assetto ovulatorio e migliorare quindi la fertilità. Ovviamente in questo caso è necessaria una integrazione adeguata ed è bandito il fai-da-te”, aggiunge la Minasi. Infine, gli esperti della SIRU raccomandano di porre molta più attenzione alle etichette sulle confezioni degli alimenti. “Per esempio, quando si acquistano le uova, fonte importante di proteine nobili, è meglio assicurarsi che provengano da galline allevate a terra”, dice Minasi. “Una dieta ‘amica’ della fertilità prevede anche alternanza tra le diverse fonti proteiche preferendo quando possibile il pesce alla carne rossa”, aggiunge, raccomandando anche il consumo di frutta secca che è ricca di acidi grassi essenziali notoriamente benefici per la fertilità. Ma attenzione a non estremizzare le proprie abitudini alimentari: ogni tanto lo sgarro è concesso e rappresenta un modo per riprendere il proprio percorso con più determinazione. “Va bene un pasto libero a settimana, senza esagerare”, suggerisce Minasi. I dolci, aggiunge, non sono banditi: “ormai sono abbastanza diffusi alimenti a basso tenore di zuccheri come, ad esempio, il burro d’arachidi o il cioccolato fondente”. La definizione di un programma nutrizionale insieme al proprio medico o allo specialista nutrizionista è importantissimo per ridurre i rischi per la salute generale e migliorare la propria condizione fisica prima di affrontare il delicato percorso della gravidanza. “Uno studio del 2019 suggerisce che una dieta corretta può migliorare l’esito di un trattamento di Pma o anche aumentare il tasso di gravidanze spontanee”, aggiunge Minasi. La dieta mediterranea è la più efficace per migliorare lo stato nutrizionale dei futuri genitori,  “Non ci sono singoli nutrienti o singoli alimenti che aumentano le probabilità di concepimento”, precisa Liprino, “ormai da anni le evidenze scientifiche dimostrano che la dieta nel suo complesso, associata a sani stili di vita riduce il rischio di patologie cronico-degenerative e si rivela un ‘alleato’ della fertilità”. Ideale, quindi, sarebbe seguire la dieta mediterranea con qualche piccolo accorgimento: un apporto inferiore di zuccheri semplici, molta più frutta e verdura di stagione e una particolare attenzione alla scelta delle materie prime. “Non bisogna necessariamente rinunciare alla pasta”, dice Minasi. “Ma preferire quella integrale, ricca di fibre, ed evitare di consumarla quotidianamente”, aggiunge. In alternativa alla pasta, si può optare per riso, orzo, farro, ecc. “Sulla scelta di frutta e verdura è sempre meglio preferire quella di stagione che, in generale, ha un più alto contenuto di micronutrienti e vitamine”, spiega Minasi. Più prodotti di campo, quindi, e meno prodotti di serra. “Recentemente, inoltre, si stanno accumulando evidenze scientifiche che fanno ipotizzare che ci si può spingere oltre. Una riduzione più drastica dei carboidrati, tipica delle diete chetogeniche, sembrerebbe infatti favorire la perdita di peso, riequilibrare l’assetto ovulatorio e migliorare quindi la fertilità. Ovviamente in questo caso è necessaria una integrazione adeguata ed è bandito il fai-da-te”, aggiunge la Minasi. Infine, gli esperti della SIRU raccomandano di porre molta più attenzione alle etichette sulle confezioni degli alimenti. “Per esempio, quando si acquistano le uova, fonte importante di proteine nobili, è meglio assicurarsi che provengano da galline allevate a terra”, dice Minasi. “Una dieta ‘amica’ della fertilità prevede anche alternanza tra le diverse fonti proteiche preferendo quando possibile il pesce alla carne rossa”, aggiunge, raccomandando anche il consumo di frutta secca che è ricca di acidi grassi essenziali notoriamente benefici per la fertilità. Ma attenzione a non estremizzare le proprie abitudini alimentari: ogni tanto lo sgarro è concesso e rappresenta un modo per riprendere il proprio percorso con più determinazione. “Va bene un pasto libero a settimana, senza esagerare”, suggerisce Minasi. I dolci, aggiunge, non sono banditi: “ormai sono abbastanza diffusi alimenti a basso tenore di zuccheri come, ad esempio, il burro d’arachidi o il cioccolato fondente”. La definizione di un programma nutrizionale insieme al proprio medico o allo specialista nutrizionista è importantissimo per ridurre i rischi per la salute generale e migliorare la propria condizione fisica prima di affrontare il delicato percorso della gravidanza.