Se Gualtieri vuole governare, abbandoni la tracotanza

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(di Tiziano Rapanà) È ancora prestino, ma lasciatemi divertire. E scusatemi se mi do impunemente all’esercizio della fantasia. Roma attende il suo sindaco. Dopo cinque anni è stata archiviata l’era Raggi, ora si aspetta la reboante novità capace di dare un nuovo slancio alla capitale e forse una scossa risolutrice. Gualtieri sembra portare le stimmate del predestinato, della possibile – per alcuni certa – vittoria del ballottaggio, di colui che raccoglierà in una teca la speme di cambiamento dei romani. In lui molti si affidano, certi di una sostanziale migliorìa del flusso delle cose. Roberto Gualtieri è un politico serio e competente, ma non ha dimostrato di sapere maneggiare abilità nella tessitura delle relazioni con gli alleati. Lo scivolone con Calenda (“Mi aspetto che mi sostenga”), quel no ad un posto in giunta ai consiglieri del Movimento 5 stelle, non fa ben sperare sul futuro della ipotetica giunta Gualtieri. Difficilmente si arriverà a raggiungere il traguardo dei 5 anni. O si cambia atteggiamento o si rischia il tracollo. Gualtieri e la classe dirigente romana del Pd dovrebbero trattare con rispetto sia Calenda che i grillini. Si prometta anche a loro un posto in giunta. Li si renda concretamente partecipi dell’azione di governo. Con Calenda e i 5stelle e il centrodestra all’opposizione, Gualtieri rischia di lasciare il Campidoglio prima del previsto. Basta un nonnulla, una frattura di poco conto per cadere. Penso sia giusto tenere conto delle incognite avverse, di consiglieri o assessori delusi pronti a vendicarsi alla prima occasione. Si deve costruire una maggioranza solida, con pazienza e voglia di dialogare. Mai sottovalutare l’antica e nobile arte del compromesso. Con la tracotanza non si va lontano.

tiziano.rp@gmail.com