Rustichelli: bisogna semplificare il Codice appalti, è troppo farraginoso

Il presidente Antitrust Roberto Rustichelli, durante il convegno convegno "La comunicazione al tempo dei social - #SocialCom19", presso la nuova aula dei Gruppi parlamentari, Roma, 10 dicembre 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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“Le incognite sull’attuazione del Piano sono molte, a partire da un quadro normativo ipertrofico che fa da freno agli investimenti. Il rischio è che gli ingenti flussi di risorse previsti dal Pnrr non riescano a tradursi tempestivamente in opere pubbliche, quindi in investimenti e in infrastrutture”. È quanto dice il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli (nella foto). “La corruzione, d’altra parte, continua ad essere un fenomeno radicato che va combattuto con forza, in quanto rischia di condizionare la nuova fase”, ha aggiunto spiegando che oggi il 74% dei procedimenti in materia di corruzione riguarda il settore degli appalti pubblici, in particolar modo le procedure di gara (82%), piuttosto che gli affidamenti diretti (18%).

“Tutto questo – ha continuato – dimostra che il Codice dei contratti pubblici, che pure è stato modificato numerosissime volte, non solo non è stato in grado di contribuire a ridurre gli illeciti, ma rischia, altresì, con le sue farraginosità e complicazioni, di ostacolare il conseguimento degli ambiziosi obiettivi assegnati al nostro Paese. Per questo l’Autorità ha richiamato con forza la necessità di semplificare la normativa vigente in un settore che rappresenta l’11% del Pil nazionale”.

L’Autorità ritiene che “un cambiamento culturale sia necessario. Troppo spesso, in nome di una malintesa cultura della legalità, ci si affida alla formulazione di nuove regole come argine rispetto al rischio di comportamenti illeciti. In realtà, l’elefantiasi normativa si traduce in una moltiplicazione dei luoghi e delle occasioni di corruzione. Il mercato necessita di poche regole, chiare e proporzionate”, ha concluso.