Il borsino dei direttori generali / E i Dg si rimboccano le maniche

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Programmi di vacanze addio, il tunnel del covid sembra infinito. I politici possono parlare, annunciare, raccomandare, i manager della sanità devono trovare le soluzioni ai problemi e applicarle. Le varianti sono una emergenza nella emergenza alla quale i direttori generali non erano certo preparati, non è cosa che si impara sui libri o nei supercorsi per manager. Bisogna avere lucidità e fantasia e sperare che il sistema (quello che non ha mai dato prova di sé) reagisca e non vada in tilt da sovraccarico. Non tutti hanno queste doti, naturalmente, e non tutti hanno la elasticità di cogliere il cambio di passo che l’evoluzione della pandemia impone e la flessibilità di cambiare in corsa. Il direttore generale dello Spallanzani Vaia dà la sua ricetta per far fronte alle varianti, ma non è facile dare l’ennesima sterzata alla strategia adottata. E un po’di confusione c’è. Risalgono (di poco) i contagi, bisogna andare a caccia dei possibili contagiati appena individuato i cluster (vedi, Asl Roma 4), bisogna rafforzare la vigilanza e riattivare procedure inevitabilmente rallentate. La furia vaccinale rallenta, ma è periodo di ferie e di stanchezza. E così soprattutto in alcune Asl decentrate i problemi si notano di più. Ma anche negli ospedaloni del centro storico cittadino non va tutto troppo bene. Come al solito i primi della classe riescono a tamponare le situazioni meglio degli altri. In autunno scadranno dei contratti, alcune poltrone importanti non sono ancora state attribuite, il clima politico confuso può indurre chi ha in mano il pallino del gioco a muovere qualche pedina. Tutti in campana.

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