Covid, come funziona il vaccino Johnson & Johnson

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E’ l’unico vaccino antiCovid monodose disponibile. Può essere conservato in frigorifero e può essere somministrato a tutte le persone con un’età superiore ai 18 anni. Ecco l’identikit del vaccino Johnson & Johnson, “scongelato” da Ema dopo lo stop precauzionale della scorsa settimana, e che ora potrà essere distribuito anche in Italia, con le prime 184 mila dosi stoccate da giorni a Pratica di Mare in attesa delle decisioni delle agenzie regolatorie. E’ il quarto vaccino approvato dall’Ema dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Un siero molto atteso per la facilità di conservazione e, appunto, per il fatto che è necessaria una sola dose. Su cui però, come in precedenza per AstraZeneca, si sono addensate le ombre dei possibili (ancorchè rarissimi) effetti collaterali gravi. Se durante i test clinici le reazioni avverse erano state al di sotto dell’atteso, l’Ema ha condotto controlli aggiuntivi in Europa per indagare meglio sulla sicurezza del prodotto a seguito della segnalazione di 4 eventi tromboembolici. Ma soprattutto  gli Usa hanno sospeso in via precauzionale la somministrazione del siero, dopo aver registrato 8 casi su quasi 7 milioni di vaccinati, in cui i pazienti hanno sviluppato rari disturbi con trombi nel giro di due settimane dall’inoculazione: si tratta in tutti i casi di persone sotto i 60 anni. Una di loro è morta e una seconda è ricoverata in condizioni critiche. Sospensione a cui si era accodata l’Ema, fino alla decisione di ieri. Il vaccino J&J utilizza una tecnologia diversa da quella dei vaccini a Rna prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna. Si tratta infatti di un vaccino a vettore virale, proprio come AstraZeneca: un frammento di Dna corrispondente alla proteina Spike, la chiave con cui il virus Sars-CoV-2 entra nelle cellule, viene inserito in un virus innocuo per l’uomo e opportunamente modificato. Il virus infetta le cellule umane e il DNA viene così letto e tradotto in proteina. Quest’ultima è l’antigene contro cui poi monta la risposta immunitaria. 
     Dai trial clinici condotti, che hanno coinvolto all’incirca 44mila persone, l’efficacia del vaccino Johnson & Johnson è risultata pari a circa il 66 per cento. Ma contro la variante sudafricana la percentuale di efficacia scende, intorno al 57 per cento. Tuttavia, si stima che il vaccino possa prevenire le forme gravi di Covid fino al 77 per cento dopo 14 giorni dalla somministrazione e almeno all’85 per cento dopo 28 giorni. La Johnson & Johnson dovrebbe fornire all’Unione Europea 200 milioni di dosi entro la fine del 2021 e all’Italia ne spetta una quota proporzionale alla sua popolazione. Dopo la prima tranche da 184 mila dosi, sbarcate  a Pratica di Mare, secondo l’ultimo aggiornamento del piano vaccinale arriveranno nel nostro Paese nel secondo trimestre 7,3 milioni di dosi, cui seguiranno 15,9 milioni di dosi nel terzo trimestre e 3,3 milioni nel quarto, per un totale di 26,5 milioni di dosi entro il 2021. In totale, entro la fine di giugno l’azienda americana dovrebbe consegnare all’Ue 55 milioni di fiale, ma a causa di problemi nella catena di produzione non è escluso che ci possano essere dei ritardi, così come è successo negli Usa.