Umbria, il vino come traino dell’economia regionale

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L’Umbria del vino come traino per l’economia regionale. Nei giorni in cui è stata approvata la modifica dei disciplinari della Doc Montefalco e Docg Montefalco Sagrantino, con l’indicazione territoriale “Umbria” in etichetta – con lo scopo di valorizzare il territorio – due cantine umbre si contraddistinguono  per innovazione e sostenibilità nel panorama nazionale. Segnali che indicano una crescita rilevante del settore vitivinicolo, che punta sempre di più al mercato internazionale. 
La Arnaldo Caprai Società Agricola Srl di Montefalco, ad esempio, l’11 marzo ha ricevuto il Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura di Confagricoltura, alla sua seconda edizione, nato per valorizzare le imprese più all’avanguardia del settore primario. Un riconoscimento andato alla cantina Caprai per essersi distinta in termini di tecnologie applicate nella cosiddetta ‘agricoltura di precisione’. er migliorare la produttività dell’impresa, infatti, tra i sistemi innovativi utilizzati, ce n’è uno che vede l’uso di pale eoliche usata, come spiega Marco Caprai, “per muovere l’area fredda che si deposita a terra” e di “generatori di nebbia artificiale, sistemi di difesa dal pericolo delle brine primaverili”.
Scelte che servono per ridurre l’impatto dei fitofarmaci e quello delle condizioni meteo, sempre più variabili. L’azienda, leader nella produzione di Sagrantino di Montefalco Docg, è pioniera dell’agricoltura 4.0 e negli ultimi anni ha realizzato numerosi progetti di ‘precision farming’. L’ultima innovazione, “riguarda l’implementazione di 3 sistemi differenti di contrasto ai danni biotici e abiotici del vigneto e di una piattaforma digitale di raccolta dati ed elaborazione delle informazioni”.
Si trova a Orvieto, invece, la prima classificata in Italia per livelli di sostenibilità aziendale, secondo la graduatoria stilata da Agricoltura100, progetto di Confagricoltura e Reale Mutua per rilevare il contributo dell’agricoltura alla ripresa e alla crescita sostenibile del Paese. Si tratta della Società agricola Barberani, che è risultata in testa alle 1850 imprese agricole – di tutti i comparti produttivi e di tutte le regioni d’Italia – prese in esame tramite un modello di analisi che ha elaborato i dati di 234 variabili e prodotto per ogni azienda 17 indici, per altrettanti ambiti di sostenibilità. L’azienda, 60 anni di storia e tre generazioni, produce vini certificati Bio e Vegan, ispirati dalla filosofia biodinamica. “La nostra azienda coniuga i principi dell’agricoltura biologica con la filosofia di esaltare il territorio – afferma Niccolò Barberani, enologo – abbiamo fatto molto di più di quanto effettivamente richiesto dai disciplinari Bio e Vegan nel diminuire l’uso di rame e zolfo nei vigneti, fino a ridurre drasticamente le quantità legalmente consentite e optando per l’utilizzo di prodotti naturali alternativi, per aumentare la forza e la durata delle viti”.
Per i fratelli Barberani, lo sforzo è  garantire che ogni grappolo coltivato sia naturale: “Si lavora con il massimo rispetto dell’ambiente circostante, dalla potatura e interramento degli scarti all’antica tecnica di utilizzare il sovescio con cereali, fertilizzanti organici e trattamenti a base vegetale”.
Una filosofia adottata fin dagli anni Ottanta, quando l’azienda ha scelto di sposare i principi dell’agricoltura biologica, ancora poco praticata, che oggi è il segreto del proprio successo. “Per secoli questa terra è stata autosufficiente e gestita in modo tale da reintegrarsi con le proprie risorse. Adottando un approccio biologico in tutti i vigneti possiamo preservare la vitalità originale dei nostri suoli. Per questo i nostri vini hanno un’identità sempre più pronunciata che suscita grandi emozioni”.