I calabresi vedono nell’agricoltura un’opportunità di lavoro

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Il 47% dei calabresi vede nell’agricoltura un interessante ambito di lavoro, un settore ampio e diversificato in cui sviluppare competenze e crescere professionalmente. È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua dedicato all’agricoltura. Un dato importante in una congiuntura complessa per l’Italia e per l’agroalimentare a causa degli effetti della pandemia di Covid-19. In particolare, l’agricoltura può essere un buono sbocco lavorativo per i giovani (34%), capace di dare soddisfazioni e di trasformare una passione in una professione.
Le nuove generazioni, dicono i calabresi, possono trovarvi una realtà formativa e altamente stimolante (22%), per quanto piuttosto faticosa (22%). Lavorare in agricoltura ha molti aspetti positivi: tra i principali, per quasi un calabrese su due (43%) offre l’opportunità di riavvicinarsi alle tradizioni e al territorio e un ulteriore 36% sottolinea il senso di realizzazione che deriva dal veder concretizzarsi davvero gli sforzi compiuti col proprio lavoro. Ma cosa rappresenta l’agricoltura agli occhi degli abitanti della Calabria? Il 28% la associa alla parola tradizione, e quindi al legame con i valori e le specificità del territorio, e un ulteriore 24% la connette all’idea di salute e sana alimentazione. Per il 19), invece, il primo pensiero è quello della fatica connessa al lavoro nei campi, mentre per il 16% agricoltura vuol dire soprattutto Made in Italy e le sue eccellenze. La pandemia ha avuto indubbie ripercussioni sul settore, che ad esempio – stima il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) nel suo ultimo bollettino CreaAgritrend – ha visto in Italia una riduzione del 12,8% del PIL agricolo nel secondo trimestre 2020 rispetto ai tre mesi precedenti. Ma, insieme a ciò, l’agricoltura si trova ad affrontare anche altre tematiche ormai entrate nel percepito dei calabresi: in primis quella del cambiamento climatico e dell’inquinamento (60%).  Più di un intervistato su tre (34%) cita anche i limiti spesso posti da normative vincolanti e un ulteriore 10% individua tra i fattori contrari la diffusione sempre maggiore di mode che promuovono prodotti alimentari esotici.
“L’agroalimentare è comparto assolutamente centrale per l’Italia che ha dovuto, e deve tuttora, confrontarsi con gli effetti della pandemia di Covid-19. L’auspicio è che il settore nel suo insieme e il Paese riescano a superare questa nuova fase di difficoltà e intraprendere appieno il cammino della ripresa – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo. “Oggi l’agricoltura è percorsa da grandi forze di trasformazione e innovazione, dagli sviluppi tecnologici al tema della sostenibilità. Noi di Reale Mutua insieme ai nostri Agenti siamo da sempre vicini a questo mondo, e proteggiamo le sue imprese, persone e colture con un’offerta assicurativa che copre molteplici rischi, dai cambiamenti climatici ed eventi atmosferici fino alle garanzie per responsabilità civile, assistenza, furto, guasto ai macchinari; inoltre, affianchiamo le aziende anche nel gestire i nuovi rischi e le nuove, grandi sfide che si pongono con l’evoluzione del settore. In quest’ottica rientra AGRIcoltura100, il progetto che abbiamo lanciato con Confagricoltura per supportare le imprese innovative e sostenibili e sviluppare una conoscenza sempre più approfondita delle dinamiche del rischio agricolo, cui rispondere con soluzioni assicurative all’avanguardia”.