Bonus vacanze, la metà degli hotel non lo accetta. Federalberghi: “È solo questione di tempo”

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Secondo un’indagine di Federconsumatori solo il 46% delle strutture è disposta ad accettare il bonus. Alla base dell’esitazione da parte degli esercenti i tempi di rimborso incerti e la necessità di formare il personale. In ogni caso anche se l’hotel non accetta il bonus, al cliente spetta comunque il credito d’imposta del 20%, precisa l’Agenzia delle Entrate

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Il bonus vacanze stenta a decollare. Secondo un’indagine di Federconsumatori meno della metà delle strutture (46%) riconosce ai propri clienti l’agevolazione. Ma a parere di Federalberghi è solo questione di tempo: il personale degli hotel non è ancora preparato a gestire la procedura, inoltre le strutture ricettive, in difficoltà per la mancanza di liquidità, devono fare i conti con tempi incerti di incasso. Abbiamo cercato di fare chiarezza.

Agriturismi più propensi al bonus
La scelta di accogliere prenotazioni con il bonus, è bene precisare, spetta all’esercente. Anche se, a giudicare dai dati dell’ultimo Osservatorio nazionale Federconsumatori, in pochi a oggi optano per il sì. Lo studio rivela infatti che solo il 46% del campione esaminato accetta il bonus vacanze, il 19% sta ancora valutando il da farsi, mentre il restante 35% ha scelto di non permettere alle famiglie di avvalersene. Il sondaggio, riferisce l’associazione dei consumatori, è stato condotto su 370 strutture in tutta Italia, tra località di mare, di montagna e città d’arte su una maggioranza di alberghi (210), ma coinvolgendo anche bed and breakfast (110) e agriturismi (50).

E sono proprio questi ultimi a mostrarsi più disponibili ad accogliere le prenotazioni con bonus (60%). L’inchiesta di Federconsumatori è partita in seguito alle tante segnalazioni di cittadini ‘rimbalzati’ dagli hotel. “La mancata applicazione dell’agevolazione da parte di così tante strutture rischia di rendere vani gli sforzi che il Governo ha messo in campo” ammonisce Federconsumatori. “Le famiglie a causa della crisi post Covid saranno costrette a rinunciare alle vacanze. E ciò creerà enormi danni all’intero comparto del turismo”. Per scongiurare il pericolo, l’associazione dei consumatori invoca la collaborazione tra Governo e organismi di categoria degli hotel, e propone che la fruizione del bonus venga estesa anche ai portali di prenotazione viaggi online. Il Codacons si unisce alla denuncia: “Molti consumatori fanno presente come le strutture non accettino l’incentivo in caso di soggiorni brevi o impongano soglie minime di spesa ai clienti” costringendoli in sostanza a spendere più del valore del sussidio per poter prenotare.

Le ragioni degli albergatori
Ma perché le strutture ricettive rifiutano il bonus? Gli albergatori che hanno risposto al sondaggio Federconsumatori lamentano tempi molto ristretti per valutare se aderire all’iniziativa o meno. Ma anche una generale mancanza di risorse immediate in seguito al lungo periodo di chiusura dovuto alla pandemia.
A gettare acqua sul fuoco è Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, secondo il quale la situazione non è poi così allarmante. “Nella prima settimana circa 400.000 famiglie hanno richiesto il bonus. Dopo un primo momento di esitazione, le adesioni degli hotel crescono a vista d’occhio, senza contare che molti sono ancora chiusi (a giugno si è registrato un calo delle presenze dell’80,6% rispetto a giugno 2019). Con il tempo lo accetteranno tutti” chiarisce a Repubblica.it. L’organismo di categoria degli albergatori, dal canto suo ha anche istituito, sul portale, un elenco, non esaustivo, di strutture ricettive favorevoli ad accogliere prenotazioni con il bonus, che al momento in cui scriviamo conta circa 2000 adesioni.

Personale da formare e tempi di incasso incerti
“Un hotel può essere indotto a non accettare il bonus per diverse ragioni” prosegue Nucara. “Anzitutto la procedura da seguire per gli albergatori implica l’accesso al cassetto fiscale del contribuente. È un’operazione che di solito non svolge il personale di reception ma viene affidata all’ufficio amministrativo o a un commercialista esterno. Pertanto bisogna formare il personale. C’è bisogno di tempo, le regole sono state rese note molto a ridosso della partenza del bonus. Tuttavia l’Agenzia delle Entrate in questi giorni ha fatto sapere che, in caso di prepagamento dei servizi prenotati, l’albergo può verificare la validità del bonus e confermarne l’utilizzo prima dell’arrivo del cliente. Non ci sono vincoli tra il momento di emissione della fattura e quello di verifica e conferma del bonus. Perciò le strutture potranno muoversi in anticipo, anche prima dell’arrivo del cliente (anche delegando il commercialista) e questo di certo sveltirà di molto l’approccio degli esercenti oltre a rappresentare un incentivo ad accogliere l’agevolazione”.

Repubblica

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