Giovani a rischio con le sostanze dopanti

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Possono esserci sostanze lecite come creatina e arginina. Ma non di rado possiamo trovarci anche steroidi anabolizzanti, diuretici e addirittura anfetamine. Mai come nella stagione calda si registra un vero e proprio boom di dubbie preparazioni galeniche e discutibili “integratori”. Tra web e palestre, il reperimento di prodotti contenenti sostanze dopanti è più facile di quanto pensiamo. C’è chi poi si diletta a prepararli in casa, giocando al piccolo chimico. Quella degli integratori “dubbi” o “fai da te” è una moda sempre più diffusa che, proprio in estate, raggiunge il suo massimo picco con conseguenze sulla salute potenzialmente gravi. A lanciare l’allarme è l’Associazione medici endocrinologi (AME) che invita i più giovani a non lasciarsi abbagliare da facili scorciatoie che solo in maniera illusoria possono migliorare il proprio benessere e le proprie performances.  “L’utilizzo di sostanze per migliorare l’immagine corporea e le performance fisiche – riferisce Francesca Delle Cese dell’UO Endocrinologia della Fondazione Policlinico “A. Gemelli” IRCCS di Roma e socia dell’AME – risale alle prime edizioni dei Giochi Olimpici. Questa pratica non si è, purtroppo, persa nel tempo ma dilaga tra i nostri giovani e meno giovani atleti, ma anche e soprattutto tra gli sportivi amatoriali o, più semplicemente, tra chi vuole ritrovare un sé completamente diverso nell’immagine che lo specchio riflette, utilizzando scorciatoie”.
Se della lotta al doping degli sportivi agonistici si occupano associazioni preposte a questo compito (in Italia con la Legge 376/2000 viene istituito il Comitato Tecnico Sanitario, che oltre ad altri compiti, si occupa anche della vigilanza e del controllo del doping e della tutela della salute nelle attività sportive), il consumo esasperato di farmaci e integratori nello sport amatoriale e nelle palestre è, comprensibilmente, difficilmente monitorabile e questo lo rende eccezionalmente pericoloso. “Per dare un’idea della dimensione del fenomeno nel corso del 2018 il Comitato Tecnico Sanitario – dice Delle Cese – ha programmato controlli antidoping su 141 manifestazioni sportive amatoriali. Dai risultati delle analisi condotte dal laboratorio antidoping è emerso che, la percentuale più elevata di principi attivi rilevati ai controlli antidoping è appartenuta a cannabinoidi nel 33,3%, agenti anabolizzanti nel 26,7% e stimolanti nel 25% dei casi. Durante il 18° Congresso della Società Italiana di Tossicologia sono stati portati alla luce dati allarmanti: le sostanze potenzialmente pericolose più assunte nelle palestre sono anabolizzanti nel 27% dei casi e stimolanti (cocaina, ecstasy, anfetamina, efedrina) nel 49%. Tuttavia è stato riscontrato anche un abuso di integratori a base di proteine e amminoacidi nel 36% e sostanze con proprietà dimagranti nell’11%. Il 36% delle volte vengono acquistati su Internet e il 10% viene smerciato sottobanco in palestra”. Gli integratori, seppur non contenenti direttamente sostanze dopanti, in voga l’estate possono assumere le forme più diverse. “Va ricordato, infatti, che tutte le sostanze sono potenzialmente tossiche in dipendenza della dose del principio attivo e/o dal suo prodotto di trasformazione. Le forme più usate di integratori sono – riferisce Delle Cese – polvere e barrette proteiche (66%), seguite da sport drink isotonici (49%), creatina (38%), bevande per recupero post-attività (35%), multivitaminici (31%) e vitamina C (25%)”. Oltre alla mancanza di dati scientifici che ne dimostrino una reale efficacia in termini di miglioramento delle performance, la problematica principale legata agli integratori non risulta unicamente dalle sostanze dichiarate in etichetta e nel loro potenziale sovradosaggio, ma dalle possibili contaminazioni dei prodotti. “Numerosi studi – conferma l’esperta – hanno infatti dimostrato la presenza di altre sostanze, non previste nella composizione del prodotto (come anabolizzanti ed efedrina, entrambe incluse nella lista delle sostanze che si configurano come doping). Le cause di contaminazioni sono di due tipi principali: cross-contaminazione (adulterazione non intenzionale durante il processo di produzione del prodotto) e contaminazione intenzionale”. I rischi per la salute sono diversi: dall’insufficienza renale all’ipotensione, sincope, disidratazione, ecc. “Ai giovani invitiamo di fare attenzione e di leggere attentamente le etichette dei prodotti che comprano (specialmente sul web) e di non utilizzare mai il fai da te assumendo gli integratori solo se consigliati dal medico curante” conclude Delle Cese.

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