Studio Usa: Facebook amplifica le voci dei NoVax

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I ricercatori americani hanno analizzato più di 6.500 post pubblici relativi al vaccino HPV nei 10 anni successivi all’approvazione della procedura immunizzante da parte della Food and Drug Administration, avvenuta nel 2006

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I social media, e Facebook in particolar modo, hanno permesso ai NoVax di ottenere una grande risonanza contro l’uso di vaccino per il papilloma virus umano HPV, il patogeno associato a verruche genitali e sei diversi tipi di cancro. A rivelarlo uno studio, pubblicato su Vaccine, condotto dagli esperti dell’Università del Missouri, che hanno analizzato più di 6.500 post pubblici relativi al vaccino HPV nei 10 anni successivi all’approvazione della procedura immunizzante da parte della Food and Drug Administration, avvenuta nel 2006. “I Centri per il controllo delle malattie e la prevenzione (CDC) – spiega Monique Luisi, della Missouri School of Journalism presso l’Università del Missouri – stimano che siano più di 80 milioni gli americani che hanno contratto l’HPV e che ogni anno si verifichino più di 14 milioni di nuovi casi”.

L’esperta spiega che il 45 per cento dei post analizzati mostrava un tono negativo nei confronti dei vaccini e di chi si sottoponeva alla procedura. “Nel corso di un decennio – prosegue la ricercatrice – abbiamo identificato anche un atteggiamento negativo su Facebook che riguarda il modo in cui le persone percepiscono il vaccino, la sua sicurezza e la sua efficacia e il legame del vaccino con il comportamento sessuale”. Luisi sostiene inoltre che, oltre a una tendenza negativa di questi post, un fattore rilevante è rappresentato dalla grande risonanza degli stessi. “Questi post – osserva l’autrice – sono stati di incoraggiamento per messaggi simili: se i post negativi possono incoraggiare le persone a pubblicare altri contenuti simili, è possibile dedurre che le persone sono in parte influenzate dagli stimoli che recepiscono sulle piattaforme social”. La ricercatrice afferma che il prossimo passo sarà quello di verificare l’effetto che questi messaggi possono avere i genitori e sui tutori come responsabili delle decisioni. “La gente parla di molte cose sui social media – conclude Luisi – è Fondamentale che tutti capiscano il potere della condivisione dei contenuti sui social media. La comunicazione, intenzionale e non, influenza sempre gli interlocutori”.

Repubblica

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