Intesa-Ubi, anche Apindustria a favore dell’Ops

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Altre voci si esprimono a favore dell’Ops di Intesa Sanpaolo (nella foto, l’a. d. Carlo Messina) su Ubi Banca. Tra queste, Apindustria. E lo fa con una lettera che spiega con esaustività, le ragioni della benevolenza all’operazione. Noi vi proponiamo integralmente la lettera, senza tagli né censure o commenti di alcun tipo, in rispetto della regola aurea del giornalismo, che prevede la separazione dei fatti dalle opinioni.

“Assistiamo in questi giorni al passaggio storico che sta vivendo UBI Banca in virtù dell’OPS di Banca Intesa, ora sottoposta al vaglio dei Soci.
Non vogliamo e non è nostro interesse valutare la congruità economica dell’OPS: questo spetterà ai Soci. Siamo, però, uno degli “stakeholder” del territorio -come direbbero gli analisti finanziari- ed abbiamo, ovviamente, a cuore gli interessi dei nostri Associati se non altro per i risvolti che questa importante partita potrà avere per le nostre PMI. Non sempre la territorialità delle banche ha rappresentato un valore aggiunto in sé, basti considerare la grave distruzione di risparmio alla quale abbiamo assistito in troppe occasioni.
Sappiamo anche, però, quanto importante sia stato in questi anni il lavoro delle nostre banche cooperative, con il loro ruolo mutualistico. Ruolo che difendiamo come un valore sano e di crescita “dal basso” del territorio e dei suoi fabbisogni. Tuttavia una banca debole, con bassi rating patrimoniali, costretta alla difensiva, non aiuta le aziende perché troppo piegata sui propri problemi. Il sostegno al territorio è importantissimo ma spesso è stato uno slogan tradito: occorre in primis che le banche sappiano sostenere le aziende!
Le imprese -mai come in questo periodo- hanno bisogno dell’aiuto delle banche e del loro sostegno: banche forti e strutturate che le sappiano sostenere concretamente, senza debolezze o fughe; che lo sappiano fare con strutture snelle e reattive alle richieste delle imprese; che siano competitive nei costi e che quindi non scarichino sui clienti le loro inefficienze economiche o perdite; che sappiano competere in un mondo finanziario sempre più globale e strutturato come quello attuale, avendo una struttura patrimoniale sempre più forte di fronte ai terremoti finanziari che sempre più frequentemente,purtroppo, si verificano. Va detto che UBI Banca è stata ben gestita ed ha saputo resistere alle varie crisi diventando uno dei principali player del Paese. Proprio per questo riteniamo che il percorso debba proseguire e vediamo con molto favore la creazione di un “campione nazionale” come quello che Banca Intesa sta cercando di costruire. Crediamo altresì che anche UBI Banca si rafforzerebbe all’interno di una nuova realtà che non avrebbe rivali in Europa e che, rimanendo italiana, saprebbe fronteggiare con autorevolezza la competizione globale. Questo non dovrà accadere a discapito della concorrenza sui costi e sull’efficienza e la risposta alle aziende. Per questo auspichiamo che le autorità di controllo sappiano vigilare anche in futuro con scrupolo, a tutela della concorrenza nel mercato. Le nostre PMI hanno bisogno di campioni patrimonialmente forti, che abbiano la forza di aiutarle concretamente a superare l’attuale mare in tempesta, non di certo di essere abbandonate!”

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