Gli anticipi Iva fanno litigare Mef e Mise: nuovo scontro Pd-5S

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Il Mef ha comunicato la proroga dello Split payment fino al 30 giugno 2023. Ma il Mise frena: “È uno strumento da mettere in discussione quanto prima”

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Altro che abolizione dello split payment, come in un primo momento aveva annunciato il Movimento 5 Stelle. Il regime di pagamento dell’Iva, riservato ai privati che hanno a che fare con la pubblica amministrazione e introdotto nel 2015, è stato prorogato fino al 2023. Lo spiega nel dettaglio una nota del Mef. Il 22 giugno 2020 la Commissione europea ha adottato la proposta del Consiglio che estende fino al 30 giugno 2023

L’autorizzazione concessa all’Italia per l’applicazione dello split payment come misura speciale di deroga a quanto previsto dalla direttiva 2006/112/Ce in materia di Iva.

Il Consiglio – si legge ancora nel documento del ministero dell’Economia e delle Finanze – ha nel frattempo raggiunto l’accordo politico sulla proposta di decisione, che sarà formalmente adottata e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea non appena saranno finalizzati i testi in tutte le lingue ufficiali dell’Ue. Lo split payment, prosegue la nota, continuerà ad applicarsi quindi fino al 30 giugno 2023 alle operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società, secondo quanto previsto dall’articolo 17-ter del decreto del presidente della Repubblica 633/1972 sull’istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto.

Se il Mef ha dato notizia della conferma, per altri tre anni, di questo strumento, il Mise, cioè il Ministero dello Sviluppo Economico, ha dato l’impressione di viaggiare su un’altra lunghezza d’onda.

Secondo fonti Mise citate dalle agenzie, “lo split payment è uno strumento da mettere in discussione quanto prima, specialmente per alcuni settori come l’edilizia. L’adozione della fatturazione elettronica lo ha reso un orpello vessatorio per le imprese”.

Appare subito evidente la differenza di vedute di Mef e Mise. Il primo appare tutto sommato soddisfatto della proroga ottenuta dall’Italia, mentre il secondo considera lo split payment una zavorra da mettere al più presto in discussione.

Nei giorni scorsi il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, aveva dichiarato che aveva dichiarato che “se dovessimo abolire lo split payment dovremmo immaginare una copertura, cosa non facile in questo momento in cui con le manovre che abbiamo fatto il deficit è arrivato al 10,4%”. E questo può essere un buon indizio per spiegare la retromarcia del Movimento 5 Stelle.

In ogni caso, la sensazione è che il governo punti a incassare subito l’Iva dei suoi acquisti. E i rimborsi della medesima imposta dovuti ai privati? Arriveranno, sì: ma chissà quando.

Dal canto suo, il presidente di Ance, Gabriele Buia, non ha accolto bene la notizia della proroga dello split payment. “Questa volta la misura è colma. La pazienza delle imprese è finita”, ha dichiarato. “Si sta perpetrando un furto di liquidità alle imprese in un momento drammatico come questo per giunta sulla base di dati sbagliati sui tempi dei rimborsi”, ha sottolineato Buia.

“Stiamo ultimando un nostro controrapporto che si basa sui dati reali forniti dalle imprese che presenteremo mercoledì al Ministro Gualtieri chiedendogli di fermare questa incredibile ingiustizia”, ha concluso.


Ilgiornale.it

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