Fulvio Abbate: vi racconto “La peste nuova”

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(di Tiziano Rapanà) Fulvio Abbate, classe 1956, è uno scrittore, critico d’arte, editorialista, editore e direttore di un’emittente televisiva Pack, che potete seguire su Youtube. Ma è principalmente uno scrittore: il 2 luglio uscirà, in libreria, la sua ultima fatica letteraria La peste nuova (La nave di Teseo, 16 euro). Non ci sono riferimenti all’attualità, niente allusioni al coronavirus:  un artista vola alto e non può ridursi a fare della cronaca.  Il libro parla genericamente di una pandemia. E di Guido, uno scrittore, inventore di barzellette, ignaro ed improponibile eroe del romanzo. Due graziose fanciulle gli chiedono di comporre una storia che salvi la sua città e il mondo intero dall’incubo del virus. Come ricompensa, Guido riceverà dalle fanciulle un momento d’intimità carnale. Se riuscirà o meno, a salvare tutti, spetterà a voi scoprirlo. Nel frattempo, leggete questa breve chiacchiera con l’autore.

Il coronavirus ha scombinato i piani di tutti, tranne i tuoi. A te ha donato un’occasione di creazione. Raccontami quel momento particolare.

Ventiquattro anni fa avevo scritto un libro, La peste bis, dove parodiavo in senso alto La peste di Camus. Nei giorni del lockdown, un amico da Parigi mi ha segnalato che stava rileggendo il romanzo.  Così mi sono deciso di riscriverlo radicalmente.

Quali sono i temi del libro?

Il romanzo tratta il tema della salvezza e dell’inadeguatezza.

Perche hai scelto come protagonista, un inventore di barzellette?

Uno scrittore può fare un romanzo brutto e non sarà mai una colpa. L’inventore di barzellette ha invece l’obbligo di creare una storia perfetta che susciti la risata.

Inizialmente il libro, per evidenti ragioni di emergenza, era uscito in versione e-book. Vorrei una tua considerazione sui libri in formato digitale.

Non entro nel merito dell’interrogativo sulla carta stampata, se sarà o meno soppiantata. Per quanto riguarda il mio libro, sta per uscire l’edizione cartacea e per me il cerchio si è chiuso.

Questa pandemia ucciderà la voglia di vivere dell’essere umano?

No, non può. Al massimo può uccidere la voglia di un esercente di tenere aperto il proprio negozio, per molti altri può essere motivo di sollecitazione. Questo coronavirus ha portato frustrazione negli individui, ma non è che prima della pandemia stessimo meglio.

Da più di un anno su Youtube, i lettori possono vederti su Pack: il tuo canale tv, erede di Teledurruti. Dimmi qualcosa della tua felice creatura.

È un baracchino dove posso esprimermi in libertà. Ti faccio un esempio. Ieri sera ho rivisto un film di Ettore Scola con Vittorio Gassman (La cena, ndr) e ho trovato meravigliosa l’interpretazione di Adalberto Maria Merli, che è qui con me. A breve faremo un video, in omaggio a Gassman.

tiziano.rp@gmail.com

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