Effetto lockdown, da marzo a maggio 44 mila nuove imprese in meno

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I dati di Unioncamere: crollo delle nuove iscrizioni rispetto allo scorso anno. Dalla digitalizzazione alla formazione: la proposta in dieci punti al governo

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l lockdown legato all’emergenza coronavirus ha fatto crollare il numero di iscrizioni alle Camere di commercio, con 44.000 nuove imprese in meno tra marzo e maggio rispetto allo stesso periodo del 2019 (-42%). Lo fa sapere Unioncamere che ha tenuto la sua assemblea annuale in cui l’associazione ha ha lanciato una proposta in dieci punti al Governo, rappresentato dal Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

“Si tratta – ha spiegato il presidente di Unioncamere Carlo Sangalli – di agire su digitalizzazione e tecnologie 4.0, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e mediazione, internazionalizzazione, turismo, nuove imprese e giovani, sostenibilità, formazione, dotazione finanziaria e irrobustimento organizzativo delle imprese. Agire su questi punti è la vera priorità del Paese”. 

“Spingere l’acceleratore sulla digitalizzazione delle imprese e sull’adozione delle tecnologie 4.0 – sottolinea il presidente di Unioncamere – porterebbe un incremento di oltre un punto e mezzo di PIL nel breve termine, mentre ridurre gli oneri burocratico-amministrativi sulle imprese (in primo luogo quelli legati all’avvio di un’azienda o al pagamento delle imposte) vuol dire per l’Italia recuperare quasi 2 punti di Pil”.

Unioncamere sottolinea che tra marzo e maggio, in Lombardia e nelle Marche le iscrizioni di nuove imprese si sono dimezzate rispetto allo scorso anno, in Toscana ed Emilia-Romagna le nuove iscrizioni sono calate di oltre il 47%, Lazio e Friuli Venezia Giulia sperimentano una battuta d’arresto delle nuove imprese superiore al 45%. In valore assoluto, la Lombardia accusa lo stop maggiore nella diffusione di nuove aziende: con 8.721 iscrizioni in meno.

Registrano una riduzione notevole delle iscrizioni soprattutto il settore delle Confezioni di articoli di abbigliamento (-59%) e della Ristorazione e dell’Alloggio (-54% circa entrambi).

Repubblica

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