Mediobanca e Generali sono asset strategici per il Copasir. Intervengono Lega e Forza Italia

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Mediobanca balza questa mattina a Piazza Affari di quasi il 10% a 6,38 euro per azione e 5,66 miliardi di market cap dopo che Leonardo Del Vecchio ha chiesto alla Bce l’autorizzazione per superare la soglia del 10% nella banca d’affari e salire fino al 20%. Francoforte, secondo fonti di stampa, inizierà oggi a esaminare la richiesta del patron di Essilor-Luxottica. Il cui responso, però, non arriverà prima di 60-90 giorni. Intanto fino a ieri Consob non aveva ancora ricevuto notifiche.

La mossa non ha attirato solo l’attenzione del mercato, ma anche del governo e del Comitato della sicurezza per la Repubblica, il Copasir. Si teme, infatti, che Piazzetta Cuccia, fiore all’occhiello della finanza italiana, venga portata assieme alle Generali, di cui la banca detiene il 13%, la quota di maggioranza relativa, in Francia. Dove Del Vecchio ha spostato il suo impero degli occhiali e quello immobiliare con Covivio.

“Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nell’ambito del ciclo delle audizioni sul sistema bancario assicurativo, ha ascoltato l’Aise, Banca D’Italia, Ivass, Ubi Banca, Mediobanca, Cassa Depositi e Prestiti. E’ prevista per giovedì l’audizione di Unicredit. Nel contorno delle competenze del Copasir afferenti la sicurezza e l’interesse nazionale, si sta progressivamente formando una sensibile e consapevole preoccupazione relative a dinamiche che potrebbero in futuro intercettare l’interesse condiviso del Paese”, ha detto il presidente del Copasir, Raffaele Volpi.

“Recenti notizie, in parte in qualche modo prevedibili, accentuano le preoccupazioni già espresse dal Comitato in merito al possibile controllo fuori dai confini nazionali di primari istituti bancari ed assicurativi già riconosciuti per altro tra i maggiori detentori di debito sovrano italiano”, ha proseguito Volpi. “Essendo le notizie pubbliche ed acclarate e facendo memoria della recente implementazione della legislazione in merito alla difesa degli assetti strategici del Paese, pensiamo possa esservi una autonoma attivazione degli organismi preposti finalizzata ad assicurare che i predetti istituti rimangano all’interno di un sistema di controllo e direzione italiano”, ha aggiunto Volpi. Il presidente fa riferimento allo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sul golden power appena arrivato alle Commissioni parlamentari, che prevede la tutela di asset, non a caso, bancari, assicurativi e della stessa Borsa Spa.

E non a caso Giulio Centemero, capogruppo della Lega alla Commissione Finanze della Camera, ha detto che “dobbiamo valorizzare i nostri asset strategici che sono Mediobanca e Generali. Rappresentano un bene per l’Italia e in questo momento non possiamo indebolire le nostre banche. Il governo deve interessarsi a questa vicenda”. Un’interpellanza Al ministro dell’economia e delle finanze è stata rivolta anche da parte di Mauro D’Attis, membro della Commissione bilancio, tesoro e programmazione.

” Mediobanca e a maggior ragione Generali sono tra le più grandi società italiane. Non conosco le intenzioni di Del Vecchio, ma abbiamo visto la mossa di Unicredit che ha venduto l’intera quota in Mediobanca non ritenendola più una partecipazione strategica e facendo altre valutazioni. Ora lo scenario intorno a Mediobanca è cambiato significativamente, bisogna vedere che cosa succederà”, ha aggiunto Centemero.

Stefano Caselli, prorettore per gli Affari Internazionali della Bocconi, dove è docente di Economia degli intermediari finanziari, in una conversazione con l’Ansa ha spiegato che se Leonardo Del Vecchio usa Mediobanca come porta d’accesso per il controllo di Generali, lo deve esplicitare. Alla Bce e al mercato. Così come dovrà chiarire alla vigilanza europea come sarà dopo di lui la governance della sua holding lussemburghese Delfin”.

Sulla mossa di Del Vecchio per crescere nella banca, “ho alcune perplessità. La prima è collegata agli obiettivi di fondo”, ha aggiunto Caselli. “Qualsiasi azionista che salga in modo così rapido deve chiarire quali sono gli obiettivi e quale è il suo piano industriale. L’ingresso di Del Vecchio in Mediobanca è stato un chiaro attacco al piano e al management. Poi però dall’imprenditore è arrivata fiducia nel nuovo piano dell’istituto e nel management. Vorrei capire quale è la sua opinione vera e perchè fa questo. E’ un grosso punto di domanda. Non sta giocando su una piccola cassa rurale. E non si gioca su una banca come Mediobanca se l’obiettivo è un altro. Se l’obiettivo è Generali va dichiarato in modo esplicito”.

Il secondo tema, ha proseguito il docente della Bocconi, “è la governance del socio Delfin. Un salita dal 10 al 20% sposta l’asse dell’azionariato e della governance. Del Vecchio è un grande imprenditore e su questo non ci sono dubbi, ma va considerato il dato anagrafico. La governance della sua finanziaria deve essere chiara. Oggi è centrata su un grande imprenditore come lui. Ma c’è da capire come si svilupperà quando l’85enne Del Vecchio non ci sara’ più”, ha concluso Caselli.

Elena Dal Maso, MilanoFinanza.it

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