Fulvio Abbate e la peste che uccide la speranza

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(di Tiziano Rapanà) E forse è arrivata la volta buona per scrollarci di dosso la retorica da Coronavirus, che fino a ieri vedeva un finto mondo buono pieno di melassa e ipocrisia. Ben venga il realismo, la cattiveria, lo sconforto che almeno risparmia le frasi fatte, l’idiozia del lieto fine annunciato, dell’andrà tutto bene, che finita la pandemia saremo migliori. Non vedo miglioramenti né possibilità che questa storia possa giungere presto alla fine e non ci sono le avvisaglie che fanno presagire la presenza di un’epilogo lieto, o quantomeno edificante. Il Paese vive una crisi economica importante e non è ancora uscito dall’emergenza sanitaria. Milioni di italiani muoiono di fame, molti uomini e donne canticchiano tra sé e sé il De Profundis, eppure ci sono fessi ancora convinti che ne usciremo migliori. Menomale che c’è Fulvio Abbate e il suo nuovo libro La peste nuova, che intende mettere una pietra tombale sulla speranza e sulla voglia di ottimismo a tutti i costi. Il libro è uscito da pochissimo, per la Nave di Teseo, al momento solo in e-book. Purtroppo viviamo una situazione particolare e la casa editrice ha prudentemente pensato di non stampare una versione cartacea del romanzo. Il libro narra le vicende di Guido, uno scrittore, inventore di barzellette che si ritrova in mezzo ad una pandemia. Due graziose fanciulle gli chiedono di comporre una storia che salvi la sua città e il mondo intero dall’incubo del virus. Come ricompensa, Guido riceverà dalle fanciulle un momento d’intimità carnale. Ovvio che ci si metterà d’impegno per risolvere il problema, ma se ci riuscirà o meno spetterà a voi scoprirlo. Il libro costa solo 9,99 euro e vi suggerisco di acquistarlo, perché vi date la possibilità di trovarvi di fronte ad un universo creativo dissonante dalla banalità che ci perseguita. E in questo caso, anche dalla bontà che per alcuni appare doverosa. La bontà, la speranza, la probità d’intenti hanno rotto le scatole e finalmente c’è qualcuno che si inventa un antieroe fragilissimo e inadeguato ad affrontare la catastrofe, che – con la sua presenza – fa amare la fralezza dell’animo umano. Comprate e leggete Abbate, sfuggite dalla triste retorica di questi giorni divisi tra il Coronavirus e l’affaire Romano. Chiudetevi in stanza e leggete, affidatevi ad una parola di qualità che evita il qualunquismo e le facili trovate intellettuali.

tiziano.rp@gmail.com

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