Che cosa rivelano i rapporti finanziari delle “rivali” Huawei e Xiaomi

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Il colosso di Shenzhen continua a crescere anche se è frenato dalle sanzioni Usa, quello di Pechino sfonda nelle piazze straniere. Ma sul mercato degli smartphone è solo uno spostamento di quota di mercato ormai saldamente nelle mani della Cina

Appena dieci giorni fa la notizia del sorpasso nella esclusiva classifica dei giganti che producono smartphone. Xiaomi è salita al terzo posto, Huawei è calata al quarto, secondo le stime degli analisti. Basterebbe questo per mettere accanto le due multinazionali delle telecomunicazioni per un confronto. Piuttosto l’occasione per un faccia a faccia l’hanno lanciato le due compagnie, che lo stesso giorno e quasi alla stessa ora, hanno reso noti i risultati finanziari del 2019. Fino a dicembre. Poi a rimescolare le carte è stata l’emergenza Coronavirus, che però finirà nel bilancio del prossimo anno.

I giganti col segno più
Com’è andato il 2019 per Xiaomi e Huawei? Secondo i dati, benissimo per la compagnia di Pechino, bene per la società di Shenzen. Entrambe hanno chiuso l’anno con il segno più. Xiaomi ha registrato un aumento del 27% delle entrate nel trimestre ottobre-dicembre 2019, oltre le stime degli analisti. Non solo. Le vendite nel quarto trimestre sono salite a 56,5 miliardi di yuan (8 miliardi di dollari) da 44,42 miliardi di yuan nello stesso trimestre dell’anno precedente. Mentre le entrate del segmento smartphone sono aumentate del 23% nel quarto trimestre (per complessivi 30,8 miliardi di yuan).

Anche Huawei cresce, ma rallenta e segna l’incremento più basso di crescita degli utili degli ultimi tre anni. Secondo i dati, Huawei ha chiuso il 2019 con un fatturato globale di 858,8 miliardi di yuan (123 miliardi di dollari), un incremento del 19,1% su base annua e un utile netto di 62,7 miliardi di yuan, pari a 9 miliardi di dollari.

Il mercato fuori dalla Cina
Per Huawei, a pesare sulla flessione della crescita, le restrizioni imposte alla società negli Stati Uniti, in Cina le vendite sono aumentate del 36,2 per cento. I ricavi dalla regione Asia-Pacifico, esclusa la Cina, sono diminuiti del 13,9%, mentre in Europa e in Medio Oriente le vendite sono cresciute solo dello 0,7%.

Xiaomi invece è andato fortissimo proprio fuori casa. Fra i mercati che sono cresciuti maggiormente c’è l’Italia dove Xiaomi è diventato il quarto produttore di apparecchiature Tlc per quota di mercato con una crescita del fatturato di oltre il 200%. Per non parlare dell’India, dove la società copre un terzo del mercato degli smartphone.

Qui Shenzen
“Il 2019 è stato un anno straordinario per Huawei – ha dichiarato Eric Xu, Presidente di Huawei – nonostante l’enorme pressione esterna, l’azienda ha fatto continui progressi, ponendo particolare attenzione alla creazione di valore per i nostri clienti. Abbiamo lavorato duramente per guadagnare la loro fiducia e rispetto, così come quello dei nostri partner in tutto il mondo. Il business rimane solido”.

Le pressioni esterne
Le pressioni a cui si riferisce Eric Xu sono quele degli Usa. In Italia la questione è ancora aperta e le polemiche non sono mancate e non mancano. Ad aprire una finestra sul nostro Paese è stato il presidente di Huawei Italia Luigi De Vecchis, che, riferendosi alle dichiarazioni dei giorni scorsi, ossia all’allerta lanciata al governo a tutela delle aziende e delle infrastrutture strategiche nazionali, ha detto: “Abbiamo sempre rigettato le accuse sulla nostra tecnologia e i rapporti fra il Gruppo e il governo cinese e più volte messo a disposizione del Copasir il testo originale della legge cinese che non si applica al di fuori dei confini della Cina. Huawei fa parte di quel gruppo di aziende che ha lavorato alla crescita di Shenzen ed è totalmente esente dalle imposizioni della legge cinese. Le notizie false alimentano il pregiudizio e purtroppo la disinformazione si diffonde più velocemente della verità. Il governo italiano ha risposto con il perimetro cibernetico: non risolve il problema ma l’Italia ha preso coscienza di un problema, quello degli attacchi hacker da cui nessuno è esente”.

Qui Pechino
“Nonostante i venti contrari della guerra commerciale sino-americana e la recessione economica globale, Xiaomi si è distinta nel 2019 con una serie di risultati encomiabili poiché i nostri ricavi hanno superato per la prima volta i 200 miliardi di yuan” ha sottolineato con orgoglio Lei Jun, co-fondatore, Presidente e CEO di Xiaomi. A proposito delle ricadute dell’emergenza Coronavirus, il presidente di Xiaomi Wang Xiang ha spiegato che Xiaomi può contare ora su un vantaggio competitivo essendo stata colpita molto meno dei suoi competitors e si è detto fiducioso che anche nel resto dei mercati la ripresa sarà rapida una volta passata l’ondata del contagio. “Siamo fiduciosi sulle prospettive dei nostri mercati esteri – ha detto – e quando l’epidemia sarà sotto controllo saremo pronti a offrire in tempi molto rapidi i nostri prodotti alla clientela”.

agi

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