Il prezzo del grano vola e la farina va a ruba. Cosa succede alla nostra spesa?

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L’effetto Coronavirus ha innescato una corsa ai beni essenziali, con un’impennata dei prezzi del grano e dei cereali in generale. E tuttavia non mancano altre materie prime alimentari, come caffè, cacao, zucchero, che provengono per lo più da Paesi in via di sviluppo, che stanno invece pagando dazio, con duri effetti sulle bilance commerciali delle nazioni esportatrici.

I principali cereali quotati al Cbot, la borsa merci di Chicago, hanno chiuso le contrattazioni la scorsa settimana in rialzo, con ulteriori guadagni che li hanno spinti sui massimi da oltre 2 mesi. Le quotazioni del caffè hanno perso, invece, oltre il 6% nell’ultima seduta e quelle dello zucchero quasi il 2%.

Per Coldiretti, “ci sono le condizioni per rispondere alle domanda dei consumatori e investire sull’agricoltura nazionale, che è in grado di offrire produzione di qualità, realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto ‘equo’, basato sugli effettivi costi sostenuti. Oggi in Italia”, incalza Prandini, “gli agricoltori devono vendere ben 5 chili di grano tenero per potersi pagare un caffè e per questo nell’ultimo decennio è scomparso un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati ed effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente”.

Il grano resta la coltivazione più diffusa in Italia con circa 300.000 agricoltori. Il nostro Paese è primo in Europa e secondo nel mondo nella produzione di grano duro destinato alla pasta, con una stima di 1,2 milioni di ettari seminati nel 2020 e un raccolto di 4,1 miliardi di chili ma forte è l’importazione dall’estero (pari a circa 30% del fabbisogno) con ben 793 milioni di chili.

Le previsioni di semina del grano tenero per il 2020 sono invece di circa 536.000 ettari, rispetto ai 530.000 del 2019, con una produzione di 2,73 miliardi di chili e importazioni che arrivano al 70% del fabbisogno totale.

agi

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