La catena di comando spezzata

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Abbiamo in casa un focolaio enorme lombardo-veneto che è stato ripreso in ritardo, ma ogni volta che il Governo adotta misure per contenere il contagio e chiede responsabilità quegli stessi governatori si sentono in dovere di contestare. A sua volta l’Europa se ne sta lavando le mani e si guadagna la sua recessione

(di Roberto Napoletano per Il Quotidiano del Sud) Le uniche due cose sicure in termini di effetti macroeconomici da Coronavirus sono la recessione italiana e la recessione europea. Perché l’Italia e l’Europa sono alle prese con due problemi capitali, ma si ostinano a non volerli capire nella loro dimensione reale e, quindi, non li affrontano con la necessaria compattezza.

Problema numero uno. Riguarda l’Italia e la fuga di massa di giovani e meno giovani con ogni mezzo di trasporto dal Nord al Sud. Abbiamo in casa un focolaio enorme lombardo-veneto, che è stato colpevolmente ripreso in ritardo, e abbiamo per questo più asintomatici degli altri e sono quelli che possono trasferire il contagio e rendere la Pandemia italiana pericolosissima. Siamo un Paese frazionato nella sua catena di comando dove i Governatori che hanno la responsabilità dei territori di quel focolaio enorme scoperto in ritardo si sentono in dovere di contestare le disposizioni del Governo. Perché inserisce nel provvedimento province che, a loro dire, non presentano rischi, o perché non è sufficientemente chiaro. Al Nord i Governatori fanno oggi quello che avrebbero dovuto fare due mesi fa: a) prevenzione, concentrando flussi e verifiche su ospedali specializzati; b) mobilitazione degli operatori privati che beneficiano di una rendita sottratta alla sanità ospedaliera pubblica. Al Sud ci sono Regioni che hanno più cultura della sanità pubblica e della prevenzione come dimostra la maggiore disponibilità in Campania e in Puglia di posti-letto di terapia intensiva, ovviamente in proporzione a popolazione e spesa pubblica, ma escono tutte da una stagione miope di tagli e, in alcuni casi, non potrebbero certo fare fronte a un esodo di massa. Per questo ci vogliono la responsabilità dei cittadini e la fermezza su controlli e quarantena.

Problema numero due. Riguarda l’Europa. Se ne lava le mani. Sono straordinariamente rilassati francesi e tedeschi, ma le loro curve da Coronavirus sono a una settimana di distanza rispetto a noi e andranno a sbattere. Speriamo che non sia troppo tardi per farli ragionare. Gli americani hanno uno spazio di tassi di interesse e lo usano ma lavorano con la finanza pubblica. L’Europa tace, ma deve evitare il credit crunch. Ci vuole la moratoria con garanzia pubblica sul pregresso e occorre assicurare il credito alle imprese alle condizioni preesistenti. Bisogna fare vivere quelle aziende sane che rischiano di morire con un flusso di liquidità diretto, linee di credito ponte e la capacità di immaginare anche interventi con frammentazione di mercato. Non può mancare la liquidità e la Bce non si può consentire il lusso di rimanere inerte. Per la sola Italia il problema più grosso sarà la gestione del dopo crisi per il settore privato. Il rapporto debito/pil peggiorerà e i mercati chiederanno austerità, ma se non eravamo in grado di crescere prima, c’è da chiedersi come faremo dopo. Bisognerà preoccuparsi di fare passare la sfiducia e di fare tornare il sorriso nelle persone. A quel punto, non è più una questione di politica monetaria e fiscale tout court, conta la capacità di spiegare che cosa è successo e di come si è riusciti a passare sul filo del rasoio senza tagliarsi.

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