Cara Lombardia, che figuraccia

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(di Roberto Napoletano per Il Quotidiano del Sud) Nessuno può anche lontanamente pensare di fermare un virus globale come il Nuovo Coronavirus. Così come ci fa orrore qualsivoglia speculazione politica di fronte a un’emergenza sanitaria che interroga la coscienza nazionale e esige la mobilitazione del Paese. Nella giornata di oggi sorvoliamo, di proposito, sul dato economico di questa nuova crisi di origine epidemica cinese che – lo abbiamo già detto ripetutamente – non riguarda più, come ai tempi della Sars, un soggetto che vale il 5/6% dell’economia mondiale, ma che muove oggi quasi il 20% del prodotto interno lordo della terra. Pensare che in un mondo dove gli scambi sono intrecciati tutto ciò non si faccia sentire è semplicemente impossibile. Pensare che non abbia effetti pesanti per un Paese importatore, trasformatore e esportatore come l’Italia, è altrettanto surreale.

Il problema di oggi, però, è un altro. Il destino vuole che il caso Coronavirus esplode in modo serio in Italia, nel cuore della Lombardia, tra Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione con 14 casi positivi, 5 tra medici e personale sanitario. Scoppia improvvisamente dopo settimane in cui il Sistema Italia ha dato oggettivamente buona prova in termini di efficienza sanitaria e operativa sotto la guida dello Spallanzani di Roma e della nostra Protezione civile. Un periodo di incubazione così lungo nel caso del giovane trentottenne di Castiglione d’Adda senza che scatti nessun allarme tra un ricovero e l’altro legittima alcuni interrogativi.

Negligenze individuali o disorganizzazione di sistema? Ma questa disorganizzazione di sistema riguarda le strutture centrali o quelle del sistema sanitario regionale? Possono, addirittura, riguardare il sistema sanitario lombardo di gran lunga più finanziato dalla spesa pubblica nazionale e riconosciuto da tutti come modello di efficienza? Come è possibile che sia dovuto intervenire il Capo della Protezione Civile per individuare in Lombardia i centri per fare le quarantene e abbia dovuto ripetere, a voce alta, che da giorni ha chiesto alla Regione di avere l’elenco di tutte le strutture alberghiere disponibili? Perché si svegliano solo ora presidente dell’ordine dei medici, direttori sanitari e direzione generale Welfare della Regione Lombardia per dare indicazioni su come gestire il triage nel pronto soccorso? Che cosa si aspettava a dare prima queste direttive e, perché mai, dopo vari ricoveri e dimissioni dal pronto soccorso si è dovuti arrivare alla terapia intensiva per porre domande, avere sospetti e fare esami al giovane trentottenne? Che cosa impediva di rivolgersi dal primo momento al Sacco e al suo personale medico di assoluto valore? Solo un cretino può pensare di escludere focolai o, come vengono definiti in gergo, cluster o grappoli di casi, e altri se ne potranno verificare ovunque, in tutta Italia, su questo non si discute. Così come va bandito ogni forma di allarmismo. Davanti a 50/60 mila persone in isolamento, negozi e bar chiusi, però, una risposta a queste domande tecniche va data.

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