Victor Vescovo nell’abisso Calipso, nel Mediterraneo

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La nuova missione di esplorazione marina del milionario texano Victor Vescovo, che tocca il punto più profondo del Mare Nostrum con il principe Alberto di Monaco.

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Victor Vescovo colpisce ancora: dopo aver toccato i punti più profondi dei 5 oceani, l’esploratore texano di origini italiane ha raggiunto anche quello del Mediterraneo, l’abisso Calipso, e con un passeggero d’eccezione, il principe Alberto di Monaco, che diventa così il primo capo di Stato ad aver raggiunto una profondità abissale. Il 10 febbraio, infatti, hanno toccato il fondo dell’abisso Calipso, al largo del Peloponneso, in Grecia: è il punto più profondo del Mediterraneo. Lo scorso anno Vescovo aveva toccato per la prima volta, a bordo del suo sottomarino, il Limiting factor, le fosse più profonde dei 5 oceani con la Five Deeps Expedtion.

La fossa Calipso era una tappa della nuova missione di Vescovo (Caladan Oceanic 2020), che ha puntato per la prima volta sul Mediterraneo, prima di avventurarsi nuovamente negli oceani. La presenza del principe – il primo capo di Stato ad avventurarsi negli abissi marini – non era casuale: Alberto II è impegnato nella gestione sostenibile dei mari attraverso la fondazione Explorations de Monaco.

Con una immersione durata oltre 5 ore, Vescovo e il principe hanno raggiunto il fondale, a oltre 5mila metri di profondità. Era da 55 anni che quel punto del Mar Ionio non veniva raggiunto da una missione umana: i primi a toccarlo erano stati Gérard Huet de Froberville, Charles “Chuck” L. Drake ed Henri Germaine Delauze, il 27 settembre 1965, a bordo del batiscafo francese Archimède (oggi dismesso). La missione di Vescovo ha consentito, grazie ai moderni sonar di cui è dotato il sottomarino, di stabilirne la profondità esatta: 5.109 metri. Scoprendo, però, quant’è inquinato il Mare Nostrum: persino in quell’abisso, racconta Vescovo, «abbiamo osservato la presenza di fauna marina, ma anche prove molto significative di contaminazione umana, tra cui sacchetti di plastica, lattine per bevande e persino quello che sembrava un tubo».

La fossa è a circa 60 km dalla costa meridionale del Peloponneso, a sud-ovest di Pilos. «È stata prodotta dalla subduzione, cioè dal lento scivolamento della Placca Africana sotto alla microplacca Egea», spiega Marzia Rovere, geologa marina all’Ismar-Cnr di Bologna: «un movimento di circa 10 mm l’anno, iniziato 13 milioni di anni fa e tuttora in corso. È un’area molto intensa dal punto di vista sismico. La Fossa Calipso è una depressione di forma circolare, di circa 50 km di diametro e con una pendenza di scarpata piuttosto modesta. Risulta poco popolata da fauna ittica, perché le sue acque sono più calde rispetto a quelle oceaniche. Per la sua profondità la fossa Calipso è stata scelta, nell’ambito del progetto KM3NeT, come sito per ospitare un rilevatore di neutrini, le sfuggenti particelle che si generano nel cosmo dalle esplosioni più violente.»

La discesa nell’abisso Calipso era la seconda tappa della nuova e ultima avventura di Vescovo: quando sarà finita, quest’estate, il suo glorioso sottomarino, il Triton 36000/2 Limiting Factor – il primo certificato per raggiungere profondità abissali – sarà messo in vendita al prezzo di 48,2 milioni di dollari. La prima tappa, all’inizio di febbraio, è stato un commosso omaggio al Minerve, un sottomarino francese affondato – per motivi ancora ignoti – nel 1968 al largo di Tolone. Il relitto, individuato l’anno scorso a 2.250 metri di profondità, non era mai stato raggiunto da una spedizione umana. Ora, lasciato il Mediterraneo, la squadra di Vescovo è diretta verso il Mar Rosso, dove ne toccherà il punto più profondo, il canale di Suakin (3.040 metri). Seguirà una serie di esplorazioni nei fondali al largo delle Seychelles e delle Maldive, per studiare più in dettaglio le loro caratteristiche geologiche e biologiche. Poi, da maggio, la squadra (circa 50 persone, fra ingegneri, marinai, addetti alle batimetrie, biologi) raggiungerà il Pacifico.

Dopo un paio i tappe per visitare i relitti statunitensi della seconda guerra mondiale (il cacciatorpediniere Johnston e l’incrociatore Indianapolis, affondati rispettivamente nel 1944 e nel 1945 al largo delle Filippine) la missione ritornerà sul Challenger Deep, il punto più profondo della Fossa delle Marianne (10.928 metri). Uno dei luoghi più inospitali del pianeta, con una temperatura poco sopra i 0 °C e una pressione di una tonnellata per centimetro quadrato. L’anno scorso Vescovo era atterrato sul punto più profondo dell’abisso, una zona che era stata esplorata solo da altri 3 esseri umani prima di lui: Don Walsh e Jacques Piccard nel 1960 col batiscafo Trieste, e il regista di Avatar, James Cameron, nel 2012.

Quest’anno Vescovo tornerà in quella zona ostile per esplorarla in dettaglio: farà 8 immersioni per studiarne le fosse e i canyon, e avrà due ospiti d’eccezione, l’ex astronauta statunitense Kathy Sullivan, geologa ed ex direttore del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’ente oceanografico statunitense, e Kelly Walsh, figlio di Don, il comandante del batiscafo Trieste.

La missione si concluderà al largo del Giappone, lungo la cintura di fuoco, la zona geologicamente attiva lungo le coste del Pacifico, per studiare i camini idrotermali, raccogliere campioni di rocce e di creature abissali. Una chiusura col botto, che segnerà la fine delle esplorazioni oceaniche per Vescovo: dopo di lui, chi raccoglierà il testimone delle prossime esplorazioni abissali?




Focus.it

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