Quando i dati aiutano la mobilità cittadina

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Sviluppata negli Stati Uniti una piattaforma software che raccoglie i dati sugli spostamenti dei cittadini per realizzare la nuova mobilità urbana.

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Ogni volta che prendete dalla rastrelliera una bicicletta del vostro servizio di bike sharing preferito, o utilizzate lo smartphone per sbloccare uno scooter elettrico o farvi portare un sushi dal food delivery di fiducia, state dando un contributo fondamentale alla mobilità di domani.  Non solo perché lasciate parcheggiata nel box un’ingombrante e inquinante autovettura, ma anche perché generate un set di dati che può essere utilizzato per migliorare la vivibilità del vostro quartiere o della vostra città.

Bike sharing, car sharing, piattaforme per la consegna a domicilio del cibo o per la prenotazione di servizi di trasporto sono una fonte preziosa di informazioni sugli spostamenti delle persone e delle merci all’interno delle aree urbane. Questi dati possono aiutare le pubbliche amministrazioni a migliorare l’infrastruttura del trasporto locale e contribuire così a eliminare sempre più auto private dalle strade: meno traffico, meno inquinamento e meno rumore.

Sapere quali sono i percorsi preferiti dai pendolari per raggiungere la stazione della metropolitana o quali sono le zone maggiormente frequentate da chi utilizza uno scooter elettrico può infatti servire ad ottimizzare la realizzazione di piste ciclabili o l’installazione di punti di ricarica, ma anche a capire in quali orari limitare il traffico privato in certe aree della città.

Tra gli esempi virtuosi nell’utilizzo di queste informazioni spicca Los Angeles, una città da oltre 4 milioni di abitanti che si estende su una superficie di 1300 chilometri quadrati, poco meno dell’intera provincia di Milano. Seleta Reynolds, responsabile del dipartimento dei trasporti della città californiana, spiega al New York Times come, a partire dal 2014, il mondo della mobilità locale sia profondamente cambiato. Se fino a qualche anno fa il suo lavoro era occuparsi essenzialmente di parcheggi e mezzi pubblici, oggi significa tenere conto di servizi che permettono di affittare scooter, biciclette, e-bike, monopattini, auto, o di farsi venire a prendere sotto casa da una vettura privata che non è un taxi. La città, spiega la Reynolds, era impreparata a una simile rivoluzione, portata senza regole da aziende private che hanno iniziato ad utilizzare le strade di Los Angeles per fare business senza controlli né autorizzazioni.

Ma anziché rispondere con blocchi e divieti a questa sorta di privatizzazione del trasporto pubblico, servizio storicamente gestito dal Comune, l’amministrazione di Los Angeles ha deciso di collaborare con le aziende e trasformare il problema in opportunità. Nel 2018 il dipartimento dei trasporti della città ha rilasciato MDS, Mobility Data Specification, una piattaforma open source progettata per raccogliere i dati prodotti da tutti i mezzi di trasporto pubblico: dagli autobus alle metropolitane, dai car sharing ai monopattini, dalle biciclette dei rider che consegnano la pizza e dai taxi.

Per ogni corsa vengono collezionati, in maniera rigorosamente anonima, i dati generati dal mezzo o dallo smartphone dell’utilizzatore: luogo di partenza e di arrivo, percorso, tempo, costo, percentuale di carica della batteria del mezzo. Il sistema è oggi utilizzato da 50 città in tutti gli Stati Uniti e decine di altre in tutto il mondo. La città di Noboken, nel New Jersey, ha per esempio utilizzato i dati disponibili sul sistema MDS per decidere di limitare a 8 Km/h la velocità dei monopattini elettrici in certe zone della città, così da facilitare la convivenza con i pedoni, che ne chiedevano a gran voce il blocco a causa dei continui incidenti. L’amministrazione pubblica, a differenza di quanto accaduto in Italia, ha quindi scelto di non bloccare per legge un fenomeno comunque inarrestabile come la diffusione dei monopattini elettrici, ma di sfruttarne il potenziale per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.



Focus.it

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