Le ultimissime. Banca Mediolanum, in 2019 utile record a 565 milioni: sale dividendo

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Banca Mediolanum (nella foto, l’a. d. Massimo Doris) chiude il 2019 con un utile record, pari a 565 milioni di euro, miglior risultato di sempre, in crescita del 121% sul precedente esercizio. Alla prossima assemblea, informa una nota, verrà proposta la distribuzione di un saldo dividendo di 0,34 euro per azione, che si aggiunge all’acconto di 0,21 euro distribuito a novembre, per un totale di 0,55 euro, in aumento del 38% sulla cedola precedente. Tra gli altri dati, le masse gestite e amministrate sono salite a 84,7 miliardi di euro (+14%), la raccolta netta totale è stata di 4 miliardi (2,9 miliardi quella gestita). Gli impieghi alla clientela retail si attestano a 10,3 miliardi (+16%). Il Cet 1 ratio è del 19,5%. Le attività spagnole hanno contribuito all’utile di gruppo per 34 milioni di euro, con circa 6 miliardi di masse gestite e amministrate. 

Moncler ha chiuso il 2019 con ricavi in crescita del 15% a cambi correnti a quota 1,62 miliardi di euro, con una prima marginalità al 35,3%, pari a 574,8 milioni. Sale anche l’utile del gruppo, che aumenta del 9% a 361 milioni (+16% normalizzando i benefici del patent box). Il cda proporrà ai soci un dividendo a 0,55 euro per un totale di 138,8 milioni.

Il trattamento termico nell’azienda Demm di Porretta (Alto Reno Terme – Bo) continuerà a operare alle attuali condizioni, verrà insediata una commissione tecnico-gestionale sulle lavorazioni per individuare ulteriori soluzioni sull’efficienza della produzione e, contestualmente, sarà istituito un tavolo di confronto sulle modalità di gestione, organizzazione e sulle direttrici di sviluppo aziendale nell’attuale contesto del mercato. Sono i risultati dell’accordo siglato ieri in Regione, dove si è riunito il tavolo istituzionale di salvaguardia occupazionale sulla crisi Demm, azienda metalmeccanica e motoristica dell’Appennino bolognese, oggi di proprietà della holding tedesca Certina e in stato di agitazione permanente, dopo l’annuncio della direzione aziendale di voler chiudere il reparto dei trattamenti termici.  Erano presenti all’incontro in viale Aldo Moro, per confrontarsi sulla situazione aziendale, l’assessore alle Attività produttive Palma Costi, il vicesindaco del Comune Alto Reno Terme Elena Gaggioli,  il consigliere delegato della Città metropolitana di Bologna Massimo Gnudi, il rappresentante dell’azienda Giovanni Santamaria, rappresentanze regionali di Fiom-Cgil e Fim-Cisl e dei lavoratori. “C’è il massimo impegno da parte della Regione- ha commentato l’assessore alle attività produttive, Palma Costi-. Il nostro obiettivo rimane quello di favorire il rilancio dell’Azienda e la massima occupazione. Riconvocheremo le parti, al fine di monitorare l’attuazione dell’accordo consapevoli della strategicità che l’Azienda ha nell’ambito dell’Appennino bolognese”.  L’Azienda si impegna inoltre a garantire a garantire a tutti i lavoratori, in relazione alla Cigs, l’integrazione fino al raggiungimento di 800 euro a lavoratore. La Regione riconvocherà le parti, entro 60 giorni da questa riunione, per un esame congiunto dei risultati dei tavoli. 

Il consiglio di amministrazione della Centrale del Latte d’Italia – società quotata al segmento Star di Borsa Italiana dal 2001 –  ha approvato il Piano industriale 2020-2022 che prevede: il ritorno all’utile nel 2021, il consolidamento del posizionamento competitivo, l’efficientamento dei costi, il miglioramento nell’automazione dei processi produttivi e il rafforzamento patrimoniale del Gruppo. In particolare, il ritorno alla profittabilità è previsto nel 2021 a livello di Gruppo e già nel 2020 per Centrale del Latte d’Italia (Torino e Rapallo) e Centrale del Latte della Toscana. “Il miglioramento della marginalità – si dice in una nota – sarà dovuto principalmente ad una migliore sinergia di Gruppo ed efficientamento nei costi complessivi”. Per il 2022 il management stima, quindi, una crescita dei ricavi a 187 milioni di euro, con EBITDA in crescita a 17,5 milioni di euro e un utile netto a 5,5 milioni di euro.
Più in dettaglio il Gruppo prevede investimenti produttivi nel triennio per 17,3 milioni di euro, che mirano al miglioramento e all’automazione dei processi produttivi e dei siti e di implementare le iniziative che puntano all’efficientamento degli impianti, per ridurne ulteriormente l’impatto ambientale Gli investimenti previsti fanno seguito a quelli già in parte finalizzati e finanziati nella sede di Torino, e i cui lavori di automatizzazione del magazzino si concluderanno nella metà del 2021.
Il Gruppo, terzo player italiano, punta, inoltre, allo sviluppo dell’export che comporta il rafforzamento della struttura interna, il focus di prodotti strategici per i mercati esteri e l’ingresso in nuovi mercati attraverso l’accordo con nuovi distributori negli Usa.

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Il gruppo Azimut ha registrato nel mese di gennaio 2020 una raccolta netta positiva per 573 milioni di euro. Il totale delle masse comprensive del risparmio amministrato si attesta a fine gennaio a 59,2 miliardi, di cui 46 miliardi fanno riferimento alle masse gestite. Pietro Giuliani, presidente del Gruppo, commenta: “Con la raccolta di gennaio si comincia a vedere la velocità di reazione e la professionalità dei nostri consulenti finanziari. In un periodo di tassi bassi rivedono con i clienti l’asset allocation dei loro portafogli inserendo prodotti alternativi atti a perseguire un maggior rendimento (“facendo pagare” ovviamente un prezzo di illiquidità su una parte dell’investimento fatto). In ultimo constato che i “gufi e gli scettici” continuano a far perdere i soldi ai loro clienti andando avanti a shortare o/a sottovalutare il valore del lavoro che stiamo facendo a vantaggio dei nostri clienti, dei nostri azionisti e del paese in cui operiamo. Questo mese Azimut ha aggiunto oltre 450 milioni da investire principalmente nell’economia reale italiana”.   

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