La rendita del mattone batte Piazza Affari e il patrimonio immobiliare italiano vale 6mila miliardi (4 volte il Pil)

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Secondo l’Economist “l’ossessione per comprare casa” è una delle “rovine dell’economie occidentali”. Per il settimanale l’inglese, la combinazione di poche case e prezzi alti ha da un lato depauperato l’investimento di chi comprava e dall’altro impoverito di non ha potuto comprare e si è trovato a scegliere tra pagare affitti altissimi o dover vivere lontano dai centri migliori per istruzione e lavoro, autocondannandosi, di fatto, a una ulteriore scarsa crescita.

Di certo, l’Italia è uno di quei Paesi nei quali il possesso della casa è fondamentale. Al punto che il patrimonio abitativo vale quasi quattro volte l’intera economia del Paese: 6mila miliardi di euro. Una cifra monstre se confrontata a un debito pubblico di circa 2.300 miliardi e un’economia complessiva di 1.700 miliardi di euro. L’ultima edizione de “Gli immobili in Italia”, la pubblicazione biennale dell’Agenzia delle entrate – realizzata insieme al Mef – mostra che il 75,2% delle famiglie italiane risiede in una casa di proprietà; che l’abitazione media misura 117 metri quadrati e vale circa 162mila euro (1.385 euro a metro quadro).

A sostegno della riflessione dell’Economist, lo studio italiano mostra un flessione – seppure lieve – del valore del patrimonio abitativo calato tra il 2015 e il 2016 di circa 92 miliardi di euro (-1,5%). Tuttavia, in un’ottica prettamente finanziaria il mattone, almeno in Italia, performa meglio della Borsa: tra il 2010 e il 2016, il patrimonio immobiliare tricolore ha perso il 7% da 6.461 a 6.004 miliardi di euro; nello stesso periodo il Ftse Mib, l’indice principale di Piazza Affari ha lasciato sul parterre il 17%. Come a dire che in un periodo di crisi 100 euro investiti in immobili sarebbero diventati 93, mentre 100 in Borsa sarebbero diventati 83.

Anche per questo quasi il 60% dei 57 milioni di immobili di proprietà di persone fisiche in Italia è utilizzato come abitazione principale o pertinenza. Secondo i dati indicati dai contribuenti nelle dichiarazioni dei redditi, infatti, il 34,2% degli immobili è abitazione principale, un dato a cui si somma un ulteriore 23,3% relativo alle pertinenze (cantine, soffitte, box o posti auto). Gli immobili dati in locazione sono circa 6 milioni (10%), mentre 6,2 milioni (11%) sono quelli lasciati a disposizione. Infine, ammontano a circa 1,2 milioni, poco più del 2% del totale, gli immobili concessi in uso gratuito a familiari o ad altri comproprietari.

A livello geografico, poco meno del 50% del valore residenziale nazionale è concentrato al nord, mentre il restante 50% è diviso tra l’area del centro e l’area del sud e delle isole. Il patrimonio immobiliare residenziale più alto è in Lombardia (1.006,2 miliardi), seguita dal Lazio (761,8 miliardi).

Sempre tra il 2015 e il 2016, il prezzo medio delle case è sceso dell’1,8% con cali superiori al 3% proprio in Lazio, ma anche in Liguria e nelle Marche; in Toscana i valori perdono il 2,9% mentre per Veneto e Abruzzo la flessione è del 2,5%. Sotto il 2% il calo nelle restanti regioni. Fanno eccezione solo la Lombardia, dove il valore è rimasto stabile e il Trentino-Alto Adige, unica regione a segnare un aumento del valore medio, +0,8 per cento.

A livello di città, Roma ha il valore più alto con un patrimonio di 460 miliardi a fronte di una superficie media di 103 metri quadri e un costro medio di 323 mila euro (3.150 al metro quadro). Per quanto riguarda Milano, invece, il valore complessivo delle abitazioni stimato per il 2016 è pari a circa 207,4 miliardi di euro, con una superficie media per abitazione di 88 mq e un valore medio di 261 mila euro (2.960 euro/mq).

Giuliano Balestreri, Business Insider Italia

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