Pmi, una ricerca per analizzare impatto settore concia-pelle

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Una ricerca per capire l’impatto dell’applicazione delle tecnologie Industria 4.0 nei processi produttivi delle filiere toscane della concia e della pelle, della pelletteria e delle calzature con particolare riferimento al distretto industriale di Santa Croce e nell’area fiorentina. L’indagine è stata svolta nel periodo novembre 2018 – novembre 2019 da un gruppo di ricerca interdipartimentale delle Università di Firenze, Pisa e Siena. Il lavoro, svolto con questionari di assessment strutturato e semplificato (pre-assessment) ad un campione di 80 aziende e con focus group e interviste ad imprese e associazioni di categoria, è stato presentato oggi presso l’Auditorium Assoconciatori a Santa Croce Sull’Arno (PI). Ha aperto i lavori Giulia Deidda, Sindaco del Comune di Santa Croce sull’Arno e Presidente di Po.te.co. (il Polo Tecnologico Conciario costituito dalla imprenditoria conciaria, calzaturiera e contoterzista e dagli enti pubblici che rappresentano il Comprensorio del Cuoio e la Provincia di Pisa che opera dal 2002 nell’ambito della ricerca, formazione, innovazione e trasferimento tecnologico) e Graziano Balducci, presidente di SSIP (la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti). L’introduzione della giornata è stata fatta dall’Assessore regionale alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo mentre la presentazione del rapporto sarà curata da Lorenzo Zanni, Elena Casprini dell’Università di Siena per gli aspe tti generali e i modelli di business a cui seguiranno gli approfondimenti settoriali per la Concia con Franco Failli, Gionata Carmignani, Università di Pisa, per le Calzature con Gianluca Murgia, Università di Siena, e per la Pelletteria e Meccanica di supporto con Rinaldo Rinaldi, Università di Firenze. Intervenuti inoltre Simona Vezzi di ASSA – Associazione Lavoratori Conto Terzi, Michele Matteoli del Consorzio Conciatori di Ponte Egola, Luca Papini Direttore di Toscana Manifatture, Aldo Gliozzi dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno e Edoardo Imperiale, SSIP-Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti. Una fotografia che restituisce l’immagine di un sistema industriale toscano in movimento di fronte al cambiamento, che si muove “a macchia di leopardo” (alcune aziende sono più attrezzate a fronteggiare la sfida della nuova rivoluzione tecnologica) e con una velocità che dovrebbe in alcuni ambiti adeguarsi alle sfide sempre più complesse della competizione internazionale.
Per esempio, a fronte di alcuni investimenti “puntuali” in macchinari e nuove tecnologie digitali, permangono ancora alcuni “colli di bottiglia” su alcune componenti dell’organizzazione aziendale, per esempio nella assunzione di figure specialistiche, o nella presenza di attività formative che spesso non si associano a processi di job rotation. Comune ad altri settori dell’economia toscana taluni ritardi culturali nell’individuazione e definizione puntuale di quali siano le competenze critiche nel nuovo scenario competitivo. Tanti spunti di riflessione non solo per le imprese, ma anche per il sistema della ricerca toscano circa la sua attuale e reale capacità di accompagnare il processo di evoluzione tecnologica in uno scenario di rapidi cambiamenti di mercato e di crescente digitalizzazione dei processi. Solo 1 impresa su 5 tra quelle intervistate ha attivato collaborazioni con centri di ricerca. Il valore medio di maturità tecnologica 4.0 delle aziende intervistate è pari a 2,46 (su una scala che va da 1 a 6), posizionandole ad uno stadio tra Beginner (l’azienda ha cambiato orientamento strategico e sta sviluppando una strategia di I4.0) e Intermediate (l’azienda ha formulato una sua strategia su I4.0). Pelletteria e meccanica presentano i valori medi più elevati, rispettivamente 2,63 e 2,57, calzature e concia quelli più bassi, 2,38 e 2,15. Pur trattandosi di un campione limitato, la linea di tendenza è da considerarsi positiva, tenuto conto anche delle particolarità di alcune componenti della filiera, in cui la componente della lavorazione manuale ed artigianale è predominante rispetto ad una componente meccanica. Un percorso avviato verso il passaggio al digitale e per di più in una fase di incertezza è un segnale da registrare con particolare attenzione per sostenere il continuo miglioramento competitivo che questo comparto è in grado di mettere in campo, e ne sono prova i dati sull’export degli ultimi mesi.
Adozione di soluzioni ICT a supporto dei principali processi di business. Il risultato medio è 2.86, un punteggio tecnologico che dimostra come la maggior parte delle aziende faccia ancora affidamento a strumenti cartacei o tradizionali (Excel, email, supporti cartacei) piuttosto che software specifici per le varie funzioni. Altro motivo è una attenzione non ancora sufficiente alla integrazione dei sistemi informativi locali, che potrebbe apparire quindi parzialmente efficaci per la gestione globale dell’impresa.
Vi è da considerare comunque che lo stato di maturità delle tecnologie 4.0 può essere influenzato principalmente dalle caratteristiche della produzione e in particolare dalla presenza di elevati volumi produttivi, anche in presenza di alta varietà di articoli. Si registrano situazioni che spingono le singole aziende a muoversi verso l’automazione industriale integrando alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro, creare nuovi modelli di business e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. Competenze maturate all’interno delle PMI, ovvero quelle che possono influenzare il livello di maturità delle imprese in termini di I 4.0. Le imprese del settore sono consapevoli di operare in un contesto labour-intensive, nel quale le competenze degli operatori sono critiche per garantire un adeguato livello di qualità del prodotto. Quasi 1 su 5 ritiene che tali attività possano essere automatizzate; oltre il 35% ritiene di svolgere attività di natura prettamente artigiana. Buona parte non sembra essere cosciente di questo mutamento di paradigma o, quantomeno, non sembra ancora in grado di rispondere in maniera adeguata. Nel 36% dei casi gli operai si limitano a eseguire decisioni prese da altri, nel 25% prendono decisioni basate esclusivamente su loro osservazioni personali. Solamente in 1 su 5 gli operai si avvalgono della conoscenza appresa attraverso i dati collezionati nella catena produttiva, uno dei cardini I 4.0. L’uso dei dati a supporto delle decisioni manageriali appare più diffuso a livello strategico: oltre il 40% delle imprese affermano di prendere decisioni sulla base di analisi quantitativa di dati registrati internamente, mentre quasi il 34% si affida alla valutazione di dati non registrati e il 17.5% a una valutazione del contesto non basata su dati. Anche a livello di top management l’approccio data-driven è quindi diffuso in meno della metà delle imprese intervistate. Ciò potrebbe essere legato a un approccio decisionale di tipo tradizionale, basato più sull’intuito e sull’esperienza dell’imprenditore, ma potrebbe anche essere dovuto alla mancanza di competenze nell’analisi dei dati di natura strategica.  “Questo settore – afferma l’assessore regionale alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo – è una delle locomotive dell’economia toscana che per molti aspetti è stato precursore di modelli e soluzioni invidiati in tutto il mondo che ne fatto un distretto capace di competere a livello internazionale senza temere rivali. La capacità di produrre, organizzarsi e trovare soluzioni a quelle che di volta in volta venivano a essere considerate barriere da superare dimostra la capacità e la duttilità di questo territorio che con i suoi imprenditori ha saputo dare, ad esempio, una risposta alle richieste di sostenibilità ambientale. Antesignano e auto didatta questo settore in Toscana ha saputo dotarsi di centri di ricerca e strutt ure per migliorarsi sempre di più senza aspettare che le novità li cogliessero impreparati. La ricerca presentata oggi ci fotografa un tessuto produttivo non ancora proiettato alle opportunità che le innovazioni tecnologiche stanno portando nell’industria. C’è quindi una potenzialità enorme per questo distretto che una volta imboccata in maniera omogenea la strada della riconversione al ‘paradigma i4.0’ saprà coglierne i benefici all’ennesima potenza. Ci sono tutte le competenze e l’esperienza per adattare in questo campo le modalità di innovazione di prodotto o del processo produttivo che renderanno ancora più forte questo comparto economico regionale”. La crescita delle competenze può essere favorita dall’adozione di alcune pratiche manageriali come la job rotation e la condivisione del know-how. Mentre la condivisione del know-how, soprattutto tra operai che lavorano in reparti diversi, rappresenta una pratica diffusa in oltre il 60% delle imprese, la job rotation è applicata in maniera continua in meno del 50% delle imprese. Poco più del 25% delle imprese pratica raramente la job rotation, a causa principalmente della mancanza di una formazione adeguata verso i dipendenti. Le imprese sembrano concentrare i loro investimenti in formazione verso i profili professionali di natura più impiantistica, che verso profili legati a Industria 4.0.

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