Con le app di Facebook fatturato aziende Ue a 208 mld

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Ricerca, per oltre 40% aziende italiane rafforzano il business

L’utilizzo di Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp ha aiutato le imprese europee a generare nel 2019 un fatturato di circa 208 miliardi di euro e circa 3,1 milioni di posti di lavoro. Sono i risultati di uno studio che Facebook ha commissionato a Copenhagen Economics, ha coinvolto più di 7.700 aziende di tutti i settori e dimensioni in 15 paesi dell’Unione. Emerge anche che nell’Ue 25 milioni di aziende usano queste piattaforme. In Italia, inoltre, secondo uno studio Ipsos, il 44% delle Pmi afferma che queste piattaforme favoriscono lo sviluppo del business nel nostro paese, mentre il 40% sostiene che hanno contribuito a rafforzare le loro attività.

La ricerca sarà presentata oggi da Nick Clegg, responsabile della Comunicazione di Facebook in un incontro alla Luiss di Roma

Secondo l’indagine di Copenhagen Economics, con le app di Facebook le aziende hanno generato circa 98 miliardi di euro tramite le esportazioni. Di questi, 58 miliardi sono stati generati da vendite realizzate all’interno dell’Ue e 40 miliardi da vendite nel resto del mondo. E sono soprattutto le aziende fondate da donne ad attribuire importanza ai social media: il 58% di queste aziende ha infatti dichiarato che queste piattaforme sono state fondamentali per intraprendere un’attività, mentre il 65% ha spiegato che hanno contribuito a far crescere il loro business.

Dall’indagine di Ipsos sull’Italia, è emerso che Facebook ha aiutato le Pmi a incrementare le vendite (44% dei casi) sia sul mercato domestico sia su quello internazionale. Instagram, invece, oltre che per incrementare le vendite (48%) viene ritenuto importante per entrare in contatto con nuovi clienti (55%) e per migliore la propria capacitàcompetitiva. Messenger, ha dato accesso ai nuovi clienti (49%), circostanza avvenuta più velocemente con WhatsApp per il 51% delle aziende intervistate.

“Gli strumenti digitali permettono ad aziende e clienti, di interagire a costi più bassi e con frequenza più alta degli altri mezzi di comunicazione”, spiega l’indagine di Copenhagen Economics.

Ansa

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