Le ultimissime. ArcelorMittal, si ferma sino a marzo acciaieria 1

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ArcelorMittal fermerà l’acciaieria 1 a giorni. Pare già da giovedì. Lo ha annunciato l’azienda oggi ai sindacati metalmeccanici nel corso d un incontro. Dei 457 addetti dell’acciaieria 1, 250 andranno in cassa integrazione mentre il resto, spiegano fonti sindacali, sarà impiegato in attività di presidio. Probabilmente potrebbero essere ricollocati anche altrove nel siderurgico. La fermata, che durerà sino a fine marzo, sarebbe stata motivata con esigenze di manutenzione ma, secondo fonti sindacali, ArcelorMittal (ex Ilva) ha dichiarato che con l’attuale assetto di produzione l’acciaieria 2 è sufficiente a coprire le esigenze. Per la cris di mercato, ArcelorMittal lo scorso anno ha prodotto circa 4,5 milioni di tonnellate di acciaio e non i 6 milioni per cui ha l’autorizzazione a produrre. A causa della crisi, infine, dallo scorso luglio poco più di 1200 lavoratori, su 8200 in forza allo stabilimento di Taranto, sono in cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione che a fine dicembre è stata rinnovata per altre 13 settimane anche in assenza di accordo sindacale. Nei giorni scorsi, infine, ArcelorMittal aveva annunciato la ripartenza del reparto Produzione lamiere dal 10 febbraio per quattro settimane, riportando al lavoro 360dipendenti in cassa integrazione, per eseguire un ordine di 30mila tonnellate.

Calcolare l’impronta ambientale dei propri prodotti e comunicarlo ai consumatori grazie al Pef, il Product environmental Fotoprint, è la nuova possibilità per le aziende del made in Italy che puntano a essere green e competitive. Il nuovo metodo di calcolo è stato creato nell’ambito del progetto Effige finanziato dall’unità Life della Commissione Europea e coordinato dall’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto Life Effige (acronimo di Environmental Footprint for Improving and Growing Eco-efficiency) coinvolge per ora 25 aziende rappresentative di quattro filiere produttive di grande rilevanza per il “Made in Italy”, e che si riferiscono ai settori agroalimentare, a quelli che coinvolgono la lavorazione del legno e l’arredamento, le fonderie e il servizio di ristorazione. Per queste filiere produttive si sta sperimentando l’adozione della Product environment che potrà poi essere esteso anche ad altri settori. Questa mattina sono stati presentati i risultati preliminari alla presenza di Francesca Ettore, project adviser di Easme, l’Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese della Commissione Europea.  “La metodologia per definire la Product environmental footprint – hanno spiegato Fabio Iraldo e Francesco Testa, docente all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna – rappresenta il metodo più evoluto e completo per calcolare l’impatto ambientale di prodotti e servizi. Non è un caso che sia stata adottata anche dallo schema italiano ‘Made Green in Italy’, che diventerà nei prossimi anni il segno distintivo delle aziende che operano nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale”. Il progetto Life Effige, che vede come partner tecnico Enea (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), mira a sviluppare attività scientifiche di calcolo e riduzione dell’impronta ambientale dei prodotti, ma anche alla definizione di strumenti di comunicazione per valorizzare le performance di sostenibilità raggiunte. Le aziende coinvolte nel progetto hanno già completato il calcolo dell’impronta ambientale su alcuni prodotti rappresentativi dell’ambito di riferimento, individuando le principali categorie di impatto ambientale e pianificando azioni di miglioramento utili a ridurre l’impatto ambientale della produzione. Nei prossimi dodici mesi queste azioni saranno messe in pratica e, al termine del progetto Life Effige, sarà calcolata di nuovo l’impronta ambientale, per valutare l’efficacia delle misure intraprese e saranno sviluppati strumenti operativi per rendere il metodo di calcolo della “Pef” versatile, duttile e applicabile a tutte le imprese, specialmente a quelle di piccolo e medio dimensionamento. Oltre alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Enea, fanno parte del progetto quattro organizzazioni in rappresentanza di altrettanti settori produttivi: Consorzio Agrituristico Mantovano per l’ambito agroalimentare e Camst per quello della ristorazione; FederlegnoArredo per quello del legno e dell’arredamento; Assofond per la filiera delle fonderie italiane. 

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