Starbucks, il caffè è community

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Dopo i negozi di quartiere, un caffè simbolo di community. Le parole del ceo di Starbucks Kevin Johnson, che dal sito aziendale sono risuonate al Big retail show di New York, stanno già diventando legge nei diversi paesi: i locali del gruppo apriranno agli eventi (anche a Milano) e addirittura come pianificato negli Usa la parola d’ordine è portare nuove vetrine nelle aree disagiate dando lavoro a maestranze e artisti locali. «Quest’era tecnologica ha portato a una disconnessione umana senza precedenti. Ha cambiato attitudini e comportamenti, diffondendo un’epidemica e globale solitudine», spiegava martedì scorso l’a.d.. «Servire 100 milioni di clienti la settimana ci dà molte opportunità di creare un senso di comunità, stimolando nuovi contatti fra la gente».

Solo negli Stati Uniti, la spinta sul piano della socializzazione porterà a 100 il numero di «negozi della comunità» contro i 9 che Starbucks ha aperto da quando ha annunciato il programma sociale nel 2015. Segni particolari: vetrofanie fin dall’ingresso sugli spazi comuni, la possibilità di affittarli mandando una mail e, a disposizione nelle meeting room, ci saranno anche programmi istituzionali, come corsi di formazione per giovani e tutorial ospitati in zone al riparo dai rumori. La parola d’ordine è «fare qualcosa di più che vendere un latte e caffè a 4 dollari per i clienti ricchi».

In Italia, dove la catena è arrivata nel 2018 a Milano con il suo volto premium e la «Reserve roastery», i negozi tradizionali si stanno ritagliando il proprio spazio nei quartieri a partire dalla metropoli meneghina: dopo Garibaldi, Turati, Stazione Centrale, Porta Romana e Corso Vercelli è partito il toto location per le nuove vetrine. Le voci si sono levate dalla Social Street di Viale Papiniano e sui possibili sviluppi nella rinnovata piazza Sant’Ambrogio, ma di confermato dall’azienda c’è solo il quartiere Isola. Si tratterebbe di un negozio nella via Pola, dove si affaccia Palazzo Lombardia, sede della Regione, una location per cui è stata attivata la ricerca del personale. Da Torino a Milano i partner (così viene chiamato il team impiegato) hanno storie artistiche o di formazione alle spalle. E negli store si insiste soprattutto sui rapporti con la clientela: «Starbucks anche in Italia si è confermato essere un meeting point cittadino, con famiglie che frequentano i negozi la domenica mattina, tanti giovani e studenti che rimangono il pomeriggio a studiare, o le signore che al mattino si fermano a lungo per le chiacchierare», racconta Vincenzo Catrambone, general manager Starbucks coffee Italy. «Per il 2020 stiamo lavorando a una serie di appuntamenti aperti al pubblico negli store, a partire dalla scoperta delle miscele provenienti da diverse parti del mondo (Guatemala, Colombia, Rwanda), per approfondire i diversi metodi di estrazione e raccontare le storie dietro ogni chicco di caffè».

Ma non ci sono solo le città nel target del gruppo. Se a Roma è atteso uno store per l’autunno 2020, ora si guarda soprattutto ai centri commerciali. «Dopo Assago», conclude Catrambone, «stiamo lavorando per aprire in un nuovo shopping centre a Serravalle, per il quale a breve partiranno le selezioni del personale. Per la location in zona Melchiorre Gioia, invece, speriamo a breve di iniziare i lavori».

Francesca Sottilaro, ItaliaOggi

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