Allarme dell’Ue: la seconda ondata blocca la ripresa

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Le previsioni della Commissione europea: Pil Ue -7,4% a fine anno. Italia la peggiore dopo la Spagna con un calo del Pil del 9,9%. Gentiloni: due anni e mezzo per tornare a livelli pre-pandemia

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Una ripresa “interrotta e incompleta”, che vedrà una contrazione del Pil Ue al -7,4% nel 2020 (-7,8% per l’Eurozona) e in ripresa del 4,1% nel 2021 (4,2% per l’Eurozona). Nel pieno della seconda ondata della pandemia che ha costretto a nuovi lockdown molti Paesi europei, la Commissione europea disegna uno scenario a tinte fosche della ripresa economica del Vecchio Continente.

Nelle sue previsioni d’autunno, Bruxelles ricorda che “l’attività economica in Europa ha subito un grave shock nella prima metà dell’anno ed è rimbalzata con forza nel terzo trimestre con la graduale revoca delle misure di contenimento”. Tuttavia, “la recrudescenza della pandemia nelle ultime settimane sta provocando interruzioni” nella ripresa dovute “alle nuove misure di sanità pubblica per limitarne la diffusione”.

Per l’Italia le previsioni sono più pessimistiche di quelle prospettate dal governo, ma l’esecutivo Ue rivede leggermente al rialzo le stime di crescita nel 2020 e prevede che nell’anno in corso il Pil del nostro paese subira’ una contrazione del 9,9% (mentre a luglio la frenata era stimata all’11,2%). L’Italia dovrebbe riprendere a crescere al 4,1% nel 2021 e del 2,8% nel 2022.

Tuttavia, prevede Bruxelles, anche se l’Italia “si sta riprendendo da un profondo calo della produzione, la pandemia e le sue ripercussioni negative persistono e pesano sull’attivita’ economica, in particolare sui servizi. E’ improbabile che la ripresa sia sufficiente perche’ la produzione reale torni ai livelli pre-pandemici entro il 2022”.

Inoltre, aggiunge la Commissione, dopo il minimo storico all’1,6% registrato nel 2019, il rapporto deficit/Pil dell’Italia crescerà al 10,8% nel 2020 per effetto delle conseguenze della pandemia. Cresce anche il debito, che aumenta “notevolmente” dal 134,7% nel 2019 al 159,6% nel 2020. Una frenata del debito e del deficit e’ prevista a partire solo dal 2022. 

Secondo Bruxelles l’impatto economico della pandemia “è stato molto diverso nell’Ue e lo stesso vale per le prospettive di ripresa”. Il Paese più colpito dalla crisi è la Spagna, che segna un netto -12,4% nel 2020 L’Italia è la seconda economia Ue più colpita dalla crisi e tra le economie dell’Eurozona più in difficoltà, segue la Francia con un crollo del Pil del -9,4% nell’anno in corso. La Germania riesce a limitare i danni, segnando un -5,6% nel 2020 seguito da una ripresa del 3,5% nel 2021.

“Da commissario e da italiano sarei molto felice se nella descrizione dei rischi” per l’economia italiana si verificassero “condizioni più favorevoli” come quelle descritte dal Governo di Roma nelle sue previsioni economiche, meno pessimistiche di quelle della Commissione europea, dice il commissario all’Economia Paolo Gentiloni sottolineando comunque che per il momento “non c’è alcuna preoccupazione sulla sostenibilita’ dei debiti” anche se “ci sarà necessità nel medio periodo di mettere il debito in un percorso di sostenibilita'”.

L’ex premier vede ‘nero’ però nella possibilità di ripresa a breve: “Dopo la più profonda recessione nella storia dell’UE nella prima metà di quest’anno e una ripresa molto forte in estate, la ripresa in Europa si è interrotta a causa della recrudescenza nei casi Covid-19. La crescita tornerà nel 2021 ma ci vorranno due anni prima che l’economia europea si avvicini al livello pre-pandemico”, aggiunge.

La gravità della situazione, aggiunge lo stesso Gentiloni assieme al vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, richiede che Parlamento e Consiglio accelerino i negoziati per il via libera al Bilancio pluriennale e al Recovery, i cui primi finanziamenti, secondo il commissario italiano potrebbe arrivare già a primavera.

Un primo passo è stato fatto già oggi: l’Eurocamera e la presidenza di turno tedesca sono arrivati a un’intesa sul meccanismo di condizionalità per la tutela dello Stato di diritto all’interno del bilancio Ue.


Agi.it