Coronavirus, mascherine e guanti buttati per strada e in mare: ecco come smaltirli correttamente

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È come se non imparassimo mai. Il mare, con i delfini che saltavano da Genova a Cagliari e i polipi a Venezia, ci ha mostrato quanto è bello quando l’uomo non lo calpesta ma noi non gli abbiamo dato retta neanche questa volta. Stiamo chiusi in casa? Non basta. L’altra giorno il Pelikan, l’imbarcazione antinquinamento che opera nello specchio acqueo del Porto di Ancona, ha raccolto decine di mascherine e guanti di protezione anti Covid-19. Un rifiuto rarissimo prima, preponderante oggi. «Si parte sempre dall’acquisto e uso di un prodotto da parte dell’uomo e nella pessima abitudine, una volta terminatone l’utilizzo, dell’errato smaltimento di quello che prima era un bene di necessità e che si trasforma, poi, in rifiuto» ha sottolineato Paolo Baldoni CEO di Garbage Group dalle pagine del sito Non solo animali.

L’allarme era arrivato già a fine febbraio quando Gary Stokes, cofondatore di OceansAsia, ripulendo le spiagge delle isole Soko, al largo di Hong Kong, si era imbattuto in un nuovo rifiuto: le mascherine. La storia si è ripetuta anche in Italia dove da giorni sui social spopolano foto di mascherine e guanti abbandonati per strada, spesso fuori dai supermercati. L’emergenza mascherine e guanti viene rilanciata da lavialibera, il sito informazione della rivista di Libera e Gruppo Abele in una inchiesta pubblicata su lavialibera.it. Così è intervenuto anche il Wwf che in un comunicato ha ricordato come i dispositivi di protezione individuale «dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiede e i nostri parchi».

Una stima del Politecnico di Torino dice che per la Fase 2, in cui verranno progressivamente riavviate attività produttive e sociali, serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. «Si tratta di quantitativi molto elevati che impongono un’assunzione di responsabilità da parte di chi utilizzerà questi dispositivi di protezione: bisogna che ognuno di noi faccia uno sforzo per far sì che si proceda con uno smaltimento corretto e con il minor impatto possibile sulla natura». Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato.

Per questo Milano ha varato la campagna “Non gettarli a terra!” per sensibilizzare i cittadini del territorio al corretto smaltimento dei dpi (dispositivi di protezione individuale) usati per la prevenire la diffusione del coronavirus.«Così come i cittadini si sono dimostrati responsabili nel seguire le indicazioni del governo per contenere il contagio restando a casa – lancia l’appello la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi – ora è necessario che si dimostrino altrettanto responsabili nella gestione dei dispostivi di protezione individuale che vanno smaltiti correttamente e non dispersi in natura». Così il Wwf chiede alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti dove i lavoratori saranno costretti ad usare queste protezioni per operare in sicurezza. «Ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati ai dispositivi di protezione fossero istallati anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati: si tratterebbe di un vantaggio per la nostra salute e per quella dell’ambiente».

L’Istituto Superiore di Sanità ha fornito a tutti i cittadini le linee guida necessarie per smaltire correttamente i rifiuti. Lo scopo è quello di evitare la propagazione del virus ma anche di contrastare possibili nuove fonti di inquinamento. Ma come devono essere smaltiti questi dispositivi di protezione. Ce lo ricorda il sito Tuttoambiente: «Per le abitazioni in cui non sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, si raccomanda di mantenere le procedure in vigore nel territorio di appartenenza, non interrompendo la raccolta differenziata. A scopo cautelativo fazzoletti o rotoli di carta, mascherine e guanti eventualmente utilizzati, dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati. Inoltre dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore in dipendenza della resistenza meccanica dei sacchetti. Si raccomanda di chiudere adeguatamente i sacchetti, utilizzando guanti monouso, senza comprimerli, utilizzando legacci o nastro adesivo e di smaltirli come da procedure giàin vigore».

ilMessaggero.it