Ex Ilva, il tribunale respinge la richiesta di prorogare l’uso dell’altoforno 2

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La decisione del giudice vuol dire il possibile inizio delle operazioni di fermata degli impianti dal 13 dicembre. Anche se cʼè un ulteriore spiraglio: fare ricorso al Tribunale del riesame

Il tribunale di Taranto ha respinto la richiesta dell’ex Ilva di prorogare l’uso dell’altoforno 2, sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella, da parte di ArcelorMittal. Il 13 dicembre scade il termine per mettere a norma l’altoforno e c’è quindi il rischio di un nuovo sequestro. Intanto lo sciopero proclamato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm ha ottenuto adesioni in alcuni casi del 100%.

Lo sciopero è iniziato alle 23 di lunedì e si concluderà alle 7 di mercoledì. Il messaggio dei sindacati al governo e ArcelorMittal e’ sempre lo stesso: “No esuberi”. Mentre Confindustria Taranto chiede all’esecutivo di prevedere una “No tax Area” per l’area di Taranto.

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha assicurato che in Manovra è stato “approvato un fondo apposito” per sostenere il piano di sviluppo di Taranto. Quanto all’Ilva, ha aggiunto: “Stiamo definendo un piano molto ambizioso per il rilancio di Ilva e delle acciaierie, nel segno della sostenibilità e del lavoro”. Il ministro Stefano Patuanelli ha ribadito l’obiettivo del governo di fare dell’Ilva di Taranto “il primo esempio europeo di una riconversione sostenibile del siderurgico. Lo Stato vuole poter entrare nello stabilimento – ha aggiunto – per controllare e garantire non solo la produzione ma anche le modalità di produzione e il rispetto dell’ambiente”. Dal governo i sindacati si aspettano “una decisione chiara e netta sul risanamento ambientale, sulla tutela e garanzia dei livelli occupazionali e la continuità produttiva. Con o senza ArcelorMittal”, ha spiegato il segretario generale della Uilm Rocco Palombella. I sindacati non si fidano di ArcelorMittal perché “è gravemente inadempiente rispetto all’accordo del 2018, e al governo chiedono “una linea chiara”.

Il piano del governo: fondo da 15 milioni La ricerca di creare un percorso definito è l’impegno di questi giorni nei contatti quotidiani fra Mise-ArcelorMittal-Commissari e fra i due ministeri ai quali il premier Conte ha affidato il compito di trovare una soluzione che, sembra ormai acquisito, avrà una presenza dello Stato con una quota che permetta un controllo sull’effettiva realizzazione del piano. Il Piano di risanamento e sviluppo, che si sta delineando, avrà una rete di protezione occupazionale di almeno 5 anni e vedrebbe l’Ilva di Taranto come parte essenziale di un più ampio piano di rilancio della città e dell’area di Taranto. Tra le misure, un fondo da 15 milioni nel 2020 e 25 milioni dal 2021 per il sostegno ai lavoratori dell’ex Ilva. Secondo alcune fonti il fondo potrebbe essere introdotto non con la Manovra ma con il decreto su Taranto annunciato dal premier Conte. Il provvedimento dovrebbe essere varato entro la fine dell’anno.

Tgcom24

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