Terroni caput mundi / L’indimenticabile Rino Gaetano

Share

Le cover band si moltiplicano per ricordare l’artista scomparso

VENT’ANNI CON RINO GAETANO PER CELEBRARE IL CANTANTE

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Il mito di Rino Gaetano (Crotone, 29 ottobre 1950 -Roma, 2 giugno 1981) non si esaurisce, anzi! Al Teatro ‘Cometa Off’ di Roma si è tenuto ieri il concerto-spettacolo dei ‘CiaoRino’, intitolato “È una ruota che gira”. Paolo Travisi ha scritto: «Vent’anni con Rino Gaetano. Dal 1999 quattro amici, e musicisti, formano la band “CiaoRino”, per cantare quei testi che hanno superato l’esame del tempo e appassionato più generazioni. Anni dopo la scomparsa prematura del cantautore calabrese (morto in un incidente stradale), Alessandro D’Orazi, Paolo Fabbrocino, Peppe Mangiaracina e Gianfranco Mauto decidono di reinterpretare i suoi successi, con la voglia iniziale di rendere omaggio ad un talento che rischiava di essere dimenticato,e poi di costruire anche un percorso artistico proprio. “Ciao Rino”, dopo 20 anni di esibizioni in piazze, locali, stadi, ha deciso di portare quei testi – e la loro storia – a teatro, nello spettacolo “È una ruota che gira”, il ritornello di una delle tante canzoni del cantautore calabrese… La band nel frattempo si è arricchita di altri due artisti, Riccardo Corso (chitarra) e Giuseppe Russo (sax)…

UNA BAND DI AMICI ROMANI SENZA MAI LITIGI E DIVISIONI

«20 anni passati in fretta, suonando sui palchi di tutta Italia per 600 volte. Attraverso Rino noi ci siamo incontrati, è nata un’amici zia, senza mai litigi e divisioni. Ci siamo sentiti come un gruppo che ha preso il testimone e lo abbiamo amplificato», racconta Alessandro D’Orazi, una delle due voci di “CiaoRino”. «Già venti anni fa parlavamo della forza di Rino, un artista che ha saputo leggere la realtà in modo profondo, ha colto elementi che non cambiano mai, ha visto nell’animo umano e nei sentimenti con grande acume», aggiunge Gianfranco Mauto, voce storica della band romana; nel corso degli anni ha riletto i testi del cantautore calabrese, senza fermarsi alla semplice esecuzione. «Siamo sei artisti con la nostra personalità, abbiamo cantato con le nostre tonalità, chi al piano, chi alla batteria, abbiamo riarrangiato, dando un tocco di novità anche alla scaletta», dice ancora D’Orazi. E, trascorsi 20 anni, la storia di Rino Gaetano diventa la storia di “Ciao Rino”. «Oggi lo ringrazierei e abbraccerei, perché non ricordo la mia vita prima e senza di lui», racconta Paolo Fabbrocino (alla batteria). E infatti le storie di un artista e quelle di un gruppo di artisti si uniscono, diventando il filo conduttore dello spettacolo, con la doppia regia di Fabrizio Giannini e Luca Angeletti… Fabrizio Giannini, oltre a curare la regia,è l’attore in scena: «Io sono il grillo parlante, il quinto Beatles, loro parlano di Rino Gaetano e io di loro. È uno spettacolo che parla di magia e amicizia, di come tutto iniziò in una soffitta per arrivare al palcoscenico».

QUESTO COLOMBO VOLERÁ DISSE PIO XII CONOSCENDOLO

Emilio Colombo (Potenza, 11 aprile 1920 – Roma, 24 giugno 2013) è stato un grande personaggio politico della cosiddetta Prima Repubblica. Presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma si è tenuto ieri il convegno “Emilio Colombo. Protagonista della storia italiana ed europea del Novecento”, con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Colombo fu premier del ventiseiesimo governo, il quinto della V legislatura. Rimase incarica dal 6 agosto 1970 al 18 febbraio 1972, per un totale di 561 giorni. «A De Gasperi ho dato sempre del lei. Anche a Togliatti»: bastano forse queste poche parole, dette ad Arrigo Levi in una recente “conversazione”, a descrivere il carattere del senatore a vita Emilio Colombo, esponente di rilievo della Democrazia Cristiana e della storia repubblicana. La sua carriera – cominciata “ufficialmente” nel 1946 con l’elezione, grazie a quasi 21 mila voti, all’Assemblea Costituente – è stata costellata di successi, con due soli nei, uno personale e uno politico. Quello personale risale al 2003 – lo stesso anno della nomina, decisa dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a senatore a vita – quando ammise di fare uso di cocaina, per motivi terapeutici. Il “neo” politico nel 2001: dopo una vita passata ad essere eletto con suffragi larghissimi, Colombo – a cui era stata “rifiutata” (lo disse lui stesso) la candidatura nel Partito popolare – fu duramente bocciato nella corsa al Senato, proprio nella “sua” Basilicata: candidato indipendente con Democrazia Europea, fu terzo con 11.433 voti (15,3 per cento). Ma chi era Emilio Colombo e che cosa ha rappresentato? Nato in una famiglia cattolica nella quale, la sera, si recitava il rosario (“ma era facoltativo”) Colombo passò dalle organizzazioni cattoliche (incontrò Papa Pacelli, Pio XII, che pronosticò: “Questo Colombo volerà”) direttamente alla politica, in quella straordinaria stagione che fu la fine della Seconda Guerra Mondiale e la scelta dell’Italia di rifiutare la monarchia e scegliere la repubblica. A contatto, nell’Assemblea Costituente, coni “giganti”della storia politica (e non solo politica) italiana, Colombo mise in mostra tutte le sue doti: eleganza, gentilezza, facilità di rapporto con chiunque: era facile vederlo parlare con contadini lucani che lo avevano conosciuto giovanissimo come se si fossero visti spesso. Potenza, fra l’altro, gli deve il suo grande ospedale e las celta di ingaggiare medici di grido: Colombo raccontò di aver avuto l’idea durante una visita ufficiale negli Stati Uniti, dopo aver trascorso una giornata fra le strutture sanitarie di una città americana invece di visitare le strutture spaziali di Cape Canaveral, dove di solito gli ospiti italiani preferivano andare.

Share
Share