Obesità, il parere dell’esperta: il bambino deve essere educato ad una dieta normocalorica

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“Il bambino deve essere educato ad una dieta normocalorica, senza imposizioni, ma comunque con grande attenzione da parte dei genitori che non debbono sottovalutare i rischi dell’obesità infantile”. Lo ha detto Tiziana Casati, dietista dell’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), in riferimento al fatto che 1 minore su 4 in Italia è in sovrappeso. Questa condizione rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo psicofisico e metabolico  dei nostri bambini. “Purtroppo – spiega Casati –  i danni dell’alimentazione si vedono solo quando è troppo tardi. E’ necessaria una prevenzione sistematica, che possa partire fin dai primi anni di vita del bambino, e non vanno trascurati tutti i possibili fattori di rischio modificabili: abitudini alimentari e stile di vita dell’intera famiglia nel proprio contesto etnico”. Cosa deve fare un genitore? “Il genitore deve saper fornire al proprio figlio dei pasti in grado di saziarlo ma sani ed educare il bambino ad una vita attiva”, spiega l’esperta. Che afferma molto chiaramente: “La prima regola per abituare i bambini a mangiare correttamente è che i genitori, per primi, seguano un’alimentazione corretta. Le abitudini alimentari e i comportamenti dei genitori richiedono attenzione, specie per quanto riguarda la loro risposta ai segnali di fame e sazietà dei figli, ma anche rispetto al tema dell’aumento dell’attività fisica. Oltre alla famiglia, anche la scuola deve educare gli alunni da un comportamento alimentare corretto, attraverso campagne di educazione alimentare che coinvolgano anche le famiglie”. L’Ospedale Sacra Famiglia di Erba ha istituito recentemente un Ambulatorio di Nutrizione Pediatrica, dedicato a pazienti in età evolutiva da zero ai sedici anni. Si tratta di un progetto coordinato in rete tra pediatri di famiglia e ospedalieri, formati al percorso di terapia comportamentale centrato sulla famiglia; il servizio è coadiuvato dalla dietista. Questa modalità di “presa in cura a rete”, rende possibile un approccio al paziente molto personalizzato e graduale nel rispetto delle abitudini di ogni famiglia. La presa in carico è articolata in visite trimestrali per un periodo medio di due anni. 

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